Il calcio dilettantistico, dopo il Dpcm del governo Conte e la costante emergenza sanitaria, è fermo ai box. Una sosta che porta problemi, ma anche profonde riflessioni su ciò che è stato e ciò che potrà essere il domani. Ai microfoni di Abruzzo Calcio Dilettanti, ne parla il Presidente del Victoria Cross Ortona, Giampiero Misci.

Priorità alla salute

«Purtroppo è una situazione che stiamo vivendo già da marzo e non è per niente bella. Quantunque il dispiacere di non poter giocare e condividere la nostra passione è tanta, bisogna essere realisti e pensare alla salute e quando tutto sarà in sicurezza ripartiremo più carichi di prima. Noi come società abbiamo deciso di non allenarci più da poco prima della fine di ottobre, soprattutto per tutelare i ragazzi; i quali, la maggior parte, hanno un lavoro e non ci sembrava il caso di farli rischiare».

Pausa delle giovanili

«I giovani sono il nostro futuro e li dobbiamo salvaguardare e per questo, a malincuore, dico che lo stop è giusto. Io sono una persona ottimista di natura e penso che chi fa calcio dilettantistico è un appassionato e che difficilmente possa mollare seppur in un momento storico come questo. Bisogna rimanere uniti e pensare positivo. Passatemi il termine che di questi periodi fa pensare a cose non belle».

Sostegno economico

«Quest’anno la FIGC Abruzzo per quanto riguarda le iscrizioni ci è venuta incontro, dandoci un contributo Covid e rateizzando i pagamenti, cosa che non era mai accaduta prima. C’erano scadenze a novembre ma le hanno, giustamente, spostate a dicembre. Non credo che la ripartenza sia immediata, quindi credo e mi auguro che queste scadenze vengano ulteriormente prorogate. Parlare però di aiuti alle società dilettantistiche, in questo momento di combattimento di una guerra contro un nemico invisibile, mi sembra inopportuno. Ci sono settori che attualmente hanno bisogno più di noi e non dimentichiamoci che il nostro calcio è fatto solo per passione. O almeno, così lo intendo io».

Fare sport prima dello stop

«Noi, mai come quest’anno, avevamo fatto una preparazione intensa, cinquanta giorni dove Mister Palmieri aveva torchiato a dovere i ragazzi, che non avevano mai saltato un allenamento. Trovo giusto ricordare che i nostri giocatori non prendono soldi e sono per questo da ammirare ancora di più. Erano entusiasti di ripartire dopo lo stop forzato di marzo. Tre giorni prima che cominciassimo il campionato siamo stati fermati nuovamente. È stata una bella mazzata e mi è dispiaciuto soprattutto per loro che si erano impegnati come non mai per farsi trovare pronti. Per non disperdere quello che hanno fatto, i ragazzi si stanno allenando individualmente, non vogliono mollare niente. Loro, come tutta la società, hanno la passione per questo sport e non sarà di certo questo maledetto virus a togliercelo».

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