Speranza e voglia di riprendere al più presto pur adattandosi alle misure dettate dal protocollo LND. Trapela ciò dalle parole di Remigio Cristofari, tecnico della Torrese intervenuto ai microfoni di ACD a pochi giorni dal Consiglio di Lega (5 febbraio) che deciderà le sorti del dilettantismo.

Proposte

«Uniformare Eccellenza e Serie D è una strada percorribile per quanto concerne il protocollo. Pensiamo ai tamponi, se il costo va sulla decina di euro cadauno e la federazione ne paga una parte, con la società che punta su un’altra parte da coprire, non è impossibile da fare come cosa. Dipende sempre da come evolve il virus, che stiamo pian piano contenendo anche se il pericolo è sempre dietro l’angolo, basta un positivo in famiglia o vicino alla stessa per far scattare l’allarme anche tra di noi. In D, tolti quei casi eccezionali che sono stati Matese, Agnonese e Recanatese, le società vanno avanti, recuperando poi le eventuali sfide rinviate. Uno spiraglio di apertura è evidente, c’è la disponibilità di quasi tutte le società di Eccellenza a riprendere, tolto qualche club che ha espresso le sue perplessità, ma sono posizioni condivisibili visti i tempi».

Niente playoff per le seconde

«Si è fatto un discorso particolare, si parla di una graduatoria stilata in base a dei criteri che sono fatti ad hoc per grandi realtà. Per una realtà piccola come la nostra sarebbe impossibile rientrarvi. È chiaro che il comitato nazionale preferisce ripescare club blasonati rispetto a piccole società poco note. L’idea, al momento, è di ripartire a inizio marzo con gli allenamenti, ma se si anticipasse tutto di due o tre settimane, potremmo anche pensare che i playoff nazionali possono esserci. Sarebbe una cosa giusta, però staremo a vedere, sono molte variabili da confrontare».

Oggi e domani

«Speriamo solo di riprendere, la domenica lontano dai campi è ardua per chi ne ha sempre vissuto la quotidianità sportiva. Ogni weekend mi lancio sulle gare in streaming di Serie D, perché è la realtà che più si avvicina a noi, è il mondo che mi appartiene. La Serie A non la riesco a vedere con la stessa attrattività perché è un contesto che sta lontano dal nostro, magari se fossi un tecnico professionista direi il contrario, non so».

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