Via libera in Abruzzo anche all’attività degli sport di contatto e di squadra, come judo, rugby, basket, calcetto, pallanuoto, volley ecc. ecc. Il governatore Marco Marsilio ha infatti firmato l’ordinanza numero 78 dell’11 agosto 2020 che trae la sua origine dal Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 agosto 2020, che all’articolo 1, comma 6, lettera h prevede espressamente: «è consentito lo svolgimento anche degli sport di contatto nelle Regioni e Province Autonome che abbiano preventivamente accertato la compatibilità delle suddette attività con l’andamento della situazione epidemiologica nei rispettivi territori e che individuino i protocolli o le linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi. Detti protocolli o linee guida sono adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome».

L’assessore allo Sport Guido Liris

In considerazione che le Regioni, ai sensi e per gli effetti del richiamato articolo 1, comma 14 del decreto- legge n. 33 del 2020, possono adottare protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, viene raccomandata nella regione Abruzzo, sulla base di precedenti esperienze regionali, l’adozione delle Linee di indirizzo per gli sport di contatto e di squadra approvate all’unanimità dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome in data 25.6.2020.

Come spiega l’assessore regionale allo Sport Guido Liris, «la Regione Abruzzo ha recepito le indicazioni fornite dalle singole Federazioni sportive che hanno messo a punto protocolli specifici sulle modalità attraverso cui far ripartire le discipline sportive di squadra e di contatto. L’ordinanza trae fondamento dagli indicatori sulla curva epidemiologica che attualmente fotografano una situazione sotto controllo (monitoraggio relativo alla settimana dal 27 luglio al 2 agosto: indice di trasmissibilità in Abruzzo pari a 0,82, ndr). È di tutta evidenza, in ogni caso, che sarà essenziale mantenere elevata l’attenzione e continuare a rafforzare le attività di contact tracing in modo da identificare precocemente tutti i focolai di trasmissione e continuare a controllare l’epidemia».

L’ordinanza conferma anche quelle che sono le prescrizioni generali raccomandate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Questo vuol dire che l’accesso alla sede dell’allenamento o della gara potrà avvenire solo in assenza di segni/sintomi (febbre, tosse, difficoltà respiratoria, alterazione di gusto e olfatto) per un periodo precedente l’attività pari almeno a 3 giorni. Inoltre, all’accesso dovrà essere rilevata la temperatura corporea: in caso fosse superiore a 37.5 °C, l’ingresso verrà negato. Il registro dei presenti nella sede dell’attività di allenamento o della competizione sportiva (atleti, staff tecnico, dirigenti sportivi, massaggiatori, fisioterapisti) dovrà essere mantenuto per almeno 21 giorni. Andranno assicurati una corretta informazione, una regolare e frequente pulizia degli spazi e delle attrezzature, il mantenimento della distanza interpersonale minima di almeno un metro in caso di assenza di attività fisica e, per tutti i momenti in cui la disciplina sportiva lo consente, di almeno due metri durante l’attività fisica, fatta eccezione per le attività di contatto previste in specifiche discipline. Tutti gli indumenti e oggetti personali dovranno essere riposti dentro la borsa personale, anche qualora depositati negli appositi armadietti. I gestori dovranno verificare l’efficacia degli impianti di ricambio dell’aria. Gli spazi andranno riorganizzati per garantire l’accesso in modo ordinato, con ingressi distinti dalle uscite.

Anche la regolamentazione della partecipazione del pubblico alle attività sportive prevede alcune importanti prescrizioni. Ad esempio gli spettatori non devono superare il numero massimo di mille per gli stadi all’aperto e di duecento per gli impianti al chiuso. La presenza del pubblico sarà comunque consentita solo negli impianti che consentano di assicurare la prenotazione e l’assegnazione preventiva del posto a sedere, con adeguati volumi e ricambi d’aria, nel rispetto del distanziamento interpersonale sia lateralmente che frontalmente e con l’obbligo di misurazione della temperatura all’accesso e utilizzo della mascherina.

Molte associazioni, società sportive e amministrazioni comunali attualmente non possono permettersi investimenti per adeguare gli impianti a loro disposizione, tranne le più fortunate che un giorno dovessero intercettare i contributi del Fondo Salva Calcio. Pur volendo lasciare gli impianti così come sono, infatti, bisogna comunque considerare le spese fisse per alcune prescrizioni obbligatorie, come la “regolare pulizia e disinfezione degli ambienti”, la messa a disposizione di gel igienizzanti “in più punti dell’impianto”, il servizio di prenotazione dei posti a sedere e i percorsi separati di ingresso e uscita. Ovvero il minimo richiesto per contrastare la diffusione del Covid.

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