Soddisfazione e rammarico si mescolano nel discorso di Vincenzo Spadafora, che sottolinea l’importanza di una grande tappa verso il futuro dello sport con l’approvazione della riforma tanto attesa. Manca, però, l’ok per il decreto sulla governance e resta un neo per il lavoro portato avanti. Il Ministro lo ha fatto in una diretta Facebook di fronte a tutti gli organi di stampa poco fa.

Vincenzo Spadafora, Ministro dello sport (foto: www.governo.it)

Un passo in avanti

«Il percorso di questa riforma è iniziato molto tempo fa con un Governo diverso, come ben sapete. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno preso parte al tavolo sportivo, senza dimenticare nessuno. Un risultato che attendevamo, questo è un passo in avanti per il nostro futuro. Portiamo a compimento questa riforma in un anno non complicato, ma di più. Abbiamo altri percorsi che stanno giungendo al termine, permettetemi di ringraziare anche tutti gli organi del Ministero e del Governo, ognuno ha dato il suo in questo lavoro. Non è una riformina. Le norme avranno un impatto enorme e lo vedremo a fine pandemia. Non sono soddisfatto della mancata approvazione del Decreto uno, sulla governance, non l’ho nascosto e non lo nascondo perché abbiamo fatto di tutto per portarlo alla linea del traguardo».

I lavoratori sportivi

«Ci sono 550 mila collaboratori che ad oggi non hanno tutele e garanzie. Loro, da qui in poi, saranno iscritti al fondo pensione di tutti i lavoratori sportivi. Non si faccia terrorismo psicologico sul fatto che, in questo momento post emergenza, le società non possano sostenere i costi della riforma. Abbiamo già approvato un fondo per arrivare ad un esonero contributivo per il 2021, ma lavoriamo anche per le annate successive. Iniziando il 1 settembre con queste misure, avremo quattro mesi di sperimentazione fino al 31 dicembre, in modo da capire le cifre che avremo davanti per quanto riguarda i collaboratori/lavoratori sportivi».

Le nuove figure

«Le società potranno stipulare accordi di apprendistato, una tipologia contrattuale riservata ai giovani e che darà delle agevolazioni agli stessi per accedere al mondo del lavoro ma anche alle stesse società a livello contributivo. Si giocherà, tra uomini e donne, nelle stesse condizioni, via alle barriere tra gli stessi. Chi fa professionismo, lo farà senza distinzioni di genere. Introduciamo una norma sull’istruttore qualificato, per tutelare un settore strategico. La sua figura deve essere presente nelle strutture per garantire competenza ed affidabilità. Qualificato è chi avrà conseguito un diploma di istruzione superiore in educazione fisica, una laurea in Scienze Motorie o titoli equivalenti a livello nazionale ed internazionale. Stessa cosa per i manager sportivi, per i chinesiologi e per le personalità che opereranno nelle palestre. ASD e SSD potranno svolgere anche attività commerciali, purché strumentali all’autofinanziamento».

Il vincolo sportivo

«Dal compimento dei 12 anni di età, l’atleta sarà tesserabile solo se darà consenso. Consentiremo anche chi è un minorenne di non nazionalità italiana, purché residente in Italia dal decimo anno di età. Non dalla prossima annata, ma da quella successiva, aboliamo il vincolo sportivo, crediamo fosse una necessità. Il giusto riconoscimento alle società viene dato con un premio di formazione al momento della stipula del primo contratto da professionista dell’atleta verso tutti i club dove egli si è formato. Tema importantissimo è il contrasto alla violenza di genere. Ci saranno norme quadriennali continuamente sotto osservazione e sono lieto di poter annunciare ciò proprio oggi che è il 25 novembre. Il decreto 6 andrà a tutelare maggiormente gli sport invernali, garantendo la gestione della sicurezza in base al grado di pericolosità degli impianti con norme molto specifiche».

Il nodo tanto discusso

«Seppure non sia stato approvato, dal decreto uno siamo riusciti ad estrapolare due norme che abbiamo collegato agli altri decreti. Imponiamo l’obbligo, al Coni, di promuovere la parità di genere a tutti i livelli favorendo l’inserimento delle donne in ruoli di prim’ordine. Con un regolamento specifico, inoltre, i principi dei vari statuti delle federazioni si dovranno adeguare a queste misure. Inoltre, e voglio sottolinearlo, affrontiamo l’accesso degli atleti paralimpici ai gruppi sportivi dello Stato. Un passo in avanti che è già stato apprezzato dal comitato paralimpico. Il decreto uno non è stato applicato, resta un problema da risolvere secondo me. Sicuramente va attribuita al Coni la piena autonomia, come il CIO ci ha sempre ribadito. Sono certo che il Presidente Malagò e il Presidente di Sport e Salute si rivedranno presto per portare avanti insieme i vari progetti. Ho provato fino in fondo a garantire quelle misure che avevamo programmato, ora mi rimetterò alle forze parlamentari per ciò. Resta fermo il ruolo delle Federazioni, degli Enti di promozione e dei vari comitati. C’è stato un fraintendimento delle mie intenzioni. Io non vado contro i compatti federali, però il fatto che ci siano sempre le stesse persone a capo delle federazioni da 20 anni, porta quasi a credere che non ci possa essere un ricambio generazionale. Infatti, spesso, quando questi vanno via, manca una figura pronta a sostituirli, ciò denota mancanza di cura del lavoro per il futuro del proprio organismo».

Nicolas Maranca

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