Momento di stop per il dilettantismo, ancor più difficile per chi non aveva neppure iniziato la stagione. La lontananza dai campi si sente per Sergio Lo Re, che in estate ha lasciato la guida dei Nerostellati dopo un ottimo campionato, quello scorso, che aveva visto i Peligni arrivare a 3 punti dalla zona playoff prima dello stop forzato.

Ex Amiternina e Sulmona, Lo Re ha terminato l’esperienza peligna all’alba del nuovo anno sportivo. 41 i punti dei suoi Nerostellati fino a marzo e oggi è un nome caldissimo tra gli allenatori senza panchina ma tra i più apprezzati. Il tecnico ha commentato il periodo ai microfoni di Abruzzo Calcio Dilettanti.

Sergio Lo Re (Foto: Pagina Facebook USD Nerostellati)

L’Eccellenza oggi

«Nella fase iniziale, è un girone quasi all’appannaggio delle big, come da pronostico, cioè L’Aquila, Avezzano e poi quel Chieti che deve ancora esprimersi al meglio. C’è qualche sorpresa, come ogni anno, si veda la Virtus Cupello, che ha raccolto punti pesanti, e Il Delfino Flacco Porto. Anche lo scorso anno erano partite così, sanno come partire bene. Il campionato è lunghissimo ancora. La favorita? Ad oggi, mi sento di dire L’Aquila, ma con un grande punto interrogativo, perché l’Avezzano continua a rinforzarsi e il Chieti si rialzerà con continuità. Ora c’è il mercato di riparazione, dopo cui inizia tutto un altro campionato».

I Nerostellati

«Siamo arrivati a 3 punti dai playoff vincendo anche il premio di valorizzazione dei giovani. Abbiamo fatto una gran cosa soprattutto perché scendevamo in campo con otto fuoriquota. Avevo dato l’ok per rimanere con l’inserimento di qualche tassello che poi è arrivato. Caratterialmente sono preciso, perciò sono attento ai dettagli e mi è dispiaciuto dover andar via, ma cerco sempre il rispetto. Oggi la squadra è buona, secondo me possono ambire ai playoff perché hanno continuità. Hanno tanti gol al passivo, sotto quel punto di vista devono crescere. Secondo me possono considerarsi anche più attrezzati del Cupello, è una squadra quadrata in tutti i ruoli».

Ripresa

«Su questo argomento sono molto critico, sempre. Io non ripartirei per quest’anno e lo dico contro i miei interessi. Critico l’azione di Vincenzo Spadafora, che ha regalato 80 milioni ai collaboratori sportivi dei dilettanti che sono senza scopo di lucro. Fanno domanda di indennità anche i ragazzi delle juniores che non percepivano nulla prima, mentre ci sono ristoratori sul lastrico. Abbiamo ospedali Covid adattati ad essere tali. Questi soldi potevano essere destinati ad altro allora. Oggi si deve pensare alle cose serie, non che il calcio non lo sia, ma c’è chi a fine mese non può arrivarci. Se rimandiamo tutti in campo, è un rischio. Se parliamo di terza ondata, perché si deve far ripartire il calcio? Ragioniamo. Mi spiace che stanno facendo odiare il calcio. Si riparta a contagio zero».

La crescita dei giovani

«Credo che sia fondamentale l’aspetto educativo prima di tutto. Stiamo abituando i ragazzi al peggio, ne sento alcuni che usano il contributo governativo per comprare telefoni di lusso e accessori simili, mentre il resto del Paese trema. Noi non dobbiamo parlare di numeri, di moduli di gioco, ma di carattere. A 45 anni, capiranno cosa hanno sbagliato in passato, ma adesso devono essere indirizzati sulla retta via, dai genitori e da noi allenatori, anche perché nella maggior parte dei casi i due ruoli coincidono».

Tornare in panchina

«Non so quando accadrà. In primis perché non ci sono le condizioni di parlare di calcio giocato oggi. Poi dipende anche dal lavoro. Allenare nei dilettanti porta a far coincidere lavoro e passione, tra orari e altre situazioni. Chiaramente, se mi si presenta l’occasione per cui tutto possa andare di pari passo sarei ben felice di rimettermi in gioco, altrimenti guarderemo il calcio da grandi appassionati. Prima della Pandemia ho avuto dei contatti, ma non ho accettato perché vuoi per la distanza e vuoi per gli orari non sarei stato in grado. Non sono allenatore a tempo pieno, in queste categorie è così».

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