Parlare, in poche righe, del progetto River Chieti 65 non è semplice. Una società che combina tradizione, disciplina e applicazione che ha consentito ai migliori di raggiungere il mondo dei professionisti. In più di 50 anni di attività tanti sono stati i talenti lanciati dal club rosanero: Sergio Carcione, Antonio Zuppa, Luciano Miani, Marco Paciocco, Vincenzo Vivarini, Stefano Romano, Domenico Di Cecco e Morris Carrozzieri, per citarne solo alcuni.

Solo qualche giorno fa un altro dei giovani, cresciuto nel River, ha fatto il suo debutto in Serie B. Stiamo parlando di Francesco Intinacelli, attaccante classe 2001 dell’Ascoli, gettato nella mischia all’82’ nel match contro la Cremonese.

L’artefice del successo giovanile rosanero è il presidente Mauro Bassi (in foto): «Adesso gestisco il River, ma prima ne sono stato giocatore dal ‘65 al ‘75. Il progetto River nasce nel 1965 come scuola calcio NAGC (Nucleo Addestramento Giovani Calciatori). I primi giovani di quel gruppo eravamo noi nati dal ’50 al ’54. Io ero il più piccolo, il presidente era Rabottini e il general manager della struttura era Pierluigi Di Berardino. Dopo una piccola esperienza nella Serie D campana, ho constatato che non ero un fenomeno e quindi mi sono messo a fare il militare. Sono stato sette anni in Veneto, poi sono tornato in Abruzzo dove ho aperto un’azienda tutta mia. Un giorno il mio primo figlio, aveva circa sei anni, mi dice di voler giocare a pallone: gli dico di lasciar perdere e di preferire il nuoto. Ma la sua volontà di diventare un calciatore alla fine ha avuto la meglio, diventando un giocatore del River. Andando a riprenderlo dal suo primo giorno di allenamento, il presidente Tonino Romano mi ha “incastrato” e da lì sono ventisei anni che gestisco il River da dirigente e sei da presidente. Negli ultimi venticinque anni abbiamo vinto almeno 10 titoli regionali e abbiamo disputato 6 o 7 finali nazionali, con uno Scudetto vinto. Inoltre, con l’obiettivo di dare una possibilità in più a questi giovani atleti, abbiamo dato vita ad una nuova Prima Squadra del River, per qualche anno impegnata anche nel campionato di Eccellenza. Nell’estate dello scorso anno, con il ritorno del Patron Giulio Trevisan al Chieti, abbiamo avviato una collaborazione per dare alla città un unico settore giovanile. Con la Juniores nazionale stavamo facendo un bel campionato nelle zone alte della classifica, considerando che giocavamo con molti giocatori sotto età. Poi il virus ha bloccato tutto, ma la cosa gratificante è che almeno 4/5 ragazzi della Juniores hanno esordito anche in Serie D con il Chieti. La partnership continuerà anche il prossimo anno. Bisogna capire se il Chieti verrà ripescato in Serie D: in quel caso continueremo a gestire una Juniores nazionale, altrimenti la faremo solo per l’Eccellenza.

Le attività giovanili del River dovrebbero ripartire nella prossima settimana, rispettando scrupolosamente il protocollo della FIGC: Bassi si è già premurato di sanificare gli impianti, secondo le normative vigenti.

Il numero uno rosanero svela anche quelli che sono i segreti alla base dell’ottimo lavoro con i ragazzi: «Per fortuna, e per bravura, abbiamo sempre avuto dei tecnici seri e preparati che si sono occupati soprattutto di fare un lavoro educativo sui ragazzi. C’è un forte discorso improntato sulla disciplina, con un duplice verso: educazione e volontà di lavorare tanto, sia fisicamente che tecnicamente. Abbiamo dei ragazzi votati ad accettare le condizioni dell’allenatore, a seguirlo in tutto e per tutto nell’applicazione e nel lavoro. Solo così si ottengono risultati gratificanti per tutti. Poi, ovviamente, esistono anche i ragazzi aiutati da madre natura a livello tecnico: se seguono l’allenatore e la società, applicandosi al massimo, possono ottenere grandi soddisfazioni».

Bassi sottolinea le peculiarità dei ragazzi approdati nel mondo dei professionisti: «I ragazzi che hanno tutti i mezzi per sfondare devono compiere un ultimo step per fare il salto di qualità: quello mentale. Il ragazzo deve avere delle caratteristiche specifiche: la sagacia, la volontà di arrivare e di applicarsi, e non meno importante la professionalità. Io uso sempre l’esempio di Carrozzieri: a sedici anni ha esordito in prima squadra in Promozione con il River. Durante il match contro la Pro Vasto, sfortunatamente, si è rotto tibia e perone. Tuttavia, la sua forza di volontà gli ha permesso comunque di affermarsi in Serie A: si è curato a Zingonia, nell’Atalanta, e dopo un anno è tornato da noi, vincendo un campionato Juniores. Dopodiché, lo abbiamo ceduto in Serie B al Castel di Sangro e da lì è iniziata la sua carriera, che tutti noi conosciamo. Poi c’è Stefano Romano che aveva un fisico gracilino, ma una tecnica sopraffina nonostante fosse soggetto a tanti infortuni: con l’applicazione e la voglia di fare ha fatto strada. Domenico Di Cecco, invece, era sempre disponibile e seguiva alla lettera tutti i consigli di Guido Di Fabio (attuale allenatore del Castelnuovo, ndr) che gli ha insegnato tutti i trucchi del mestiere, facendolo retrocedere anche di posizione (inizialmente era un trequartista e poi è diventato un mediano di rottura e di contenimento come pochi)». 

Infine, un parere sui nuovi possibili astri nascenti del calcio abruzzese: «Di campioni tipo Verratti, al momento, almeno nel panorama abruzzese che seguo, non ce ne sono. Ragazzi che possono fare un certo tipo di percorso, invece, ce ne sono eccome: personalmente ho almeno 6/7 ragazzi che hanno già esordito nel Chieti, in Serie D. Francesco Intinacelli, ad esempio, ha tutte le qualità per imporsi tra i grandi anche se, ovviamente, dovrà continuare a lavorare». 

 

Andrea Spaziani