Ci risiamo: all’alba del weekend calcistico, torna quella strana sensazione che possa essere l’ultimo prima di un nuovo stop. Forse la proveremo ogni fine settimana, o forse avrà risvolti concreti nel brevissimo tempo. Si va alla ricerca di una normalità che, oggi, non c’è e sarebbe utopistico pensare di trovarla nel breve tempo perché si affronta un avversario imprevedibile, seppur meno letale di prima.
Se, a livello regionale, è noto il rinvio della partenza della Seconda Categoria, ora si attende di capire se il nuovo Dpcm, di cui si attende il testo, bloccherà realmente lo sport dilettantistico e le attività giovanili. Nel frattempo c’è chi non ha aspettato, come il Governatore lombardo Attilio Fontana che ha ordinato la sospensione di tutte le attività degli sport di contatto, con il calcio fermo nella regione dalla D in giù.

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In Abruzzo, per ora, si resta nel limbo, anche se qualche società ha espresso il proprio parere sulla situazione attuale. Sempre in Seconda Categoria, il Vasto United ha chiaramente fatto capire di voler rispettare i dettami della LND regionale, con una precisazione: «Ci teniamo però a dire che vogliamo e facciamo parte della schiera che vuole fortemente la ripresa del campionato, capendo la difficile situazione che stiamo vivendo ma con la consapevolezza di aver attuato alla lettera i protocolli nel migliore dei modi insieme alle categorie superiori alla nostra fino all’eccellenza, e se l’interruzione ci deve essere, non capiamo il motivo per cui solo la nostra categoria è stata toccata». Motivo, questo, di grandi dubbi, visto che dalla Prima Categoria in su si continua regolarmente con le consuete attività. Un ulteriore chiarimento dalla società vastese: «Ci teniamo a precisare che tutti i dirigenti, hanno diritto di salvaguardare le proprie società, però non intaccando la libertà altrui. Le polemiche, se devono esserci, devono essere costruttive, pertanto, portate a tavolino con tutte le altre società insieme alla lega e valutate insieme, altrimenti in un momento di criticità come questo non si va da nessuna parte». 

Così, con una nota ufficiale, il Gagarin Teramo (Seconda Categoria, girone D): «[…] Di fronte a tale situazione ci siamo domandati se fosse giusto chiedere ai nostri tesserati di mettere a rischio i rispettivi posti di lavoro per disputare un campionato di Seconda Categoria. La risposta che ci siamo dati, in un periodo in cui avere un lavoro è diventato un privilegio più che un diritto, è stata negativa. […] Avrebbe avuto senso giocare 2/3 partite e poi fermarsi, come avverrà nel campionato di Prima Categoria e forse anche oltre? Con quale spirito saremmo scesi in campo sapendo di avere, purtroppo, zero possibilità di portare a termine la stagione?». 

Anche l’Athletic Tortoreto, società di Terza Categoria, fa sentire la sua voce e annota: «Quando la federazione, nel mese di Luglio, ha comunicato la decisione ufficiale di ripartire, tutti quanti eravamo a conoscenza degli eventuali rischi: dirigenza, staff, calciatori e sponsor. Nessuno ci ha puntato la pistola alla tempia, costringendoci a ricominciare l’attività. Ne abbiamo parlato, tutti insieme, e la posizione è sempre stata comune. Sapevamo di una possibile seconda ondata ma ciò nonostante abbiamo ottemperato a tutte le pratiche burocratiche per l’iscrizione. Ci siamo caricati spese non indifferenti per quella che è una realtà di terza categoria e abbiamo iniziato gli allenamenti il 31 Agosto, nel pieno rispetto delle norme. Dopo due mesi di allenamenti, di spese, di organizzazioni, la nostra ferma volontà è e resta quella di iniziare l’attività vera e propria. Nel pieno rispetto della situazione, nella più totale consapevolezza di ciò che gira attorno e della sofferenza generata. Ma è il nostro modo per tornare pian piano alla normalità, facendo ciò che più ci piace. Non parliamo di numeri, di contagi e di cose che non ci competono, al contrario di quello che hanno fatto in molti. Fino a che la FIGC avrà intenzione di farci giocare, noi saremo pienamente disponibili nel farlo, nel rispetto degli investimenti fatti, dei nostri sponsor, dei sacrifici dei nostri encomiabili ragazzi. Un altro stop al nostro movimento sarebbe la condanna per molte società, forse anche per la nostra e a questo non vogliamo neanche minimamente pensare». 

Nicolas Maranca