Un momento delicato per il calcio dilettantistico di ogni livello. Nel pieno della riflessione su quello che accade e che potrà accadere, il Presidente della Pennese, Luciano Procacci, analizza il tutto ai microfoni di Abruzzo Calcio Dilettanti. Il club biancorosso ha disputato solo due partite nel girone C di Prima Categoria prima dello stop ed ora attende di conoscere la data del rientro, anche se l’attesa stessa si presenta alquanto lunga.

Il momento attuale

«La situazione d’emergenza per il mondo sportivo è un disastro. Purtroppo lo sport non è solo l’atto agonistico finale inquadrato dalle gare. È, specie nel mondo dilettantistico, un complesso di gesti che culmina nella partecipazione del pubblico. Le regole restrittive – seppur giuste e sacrosante – sono inutili. Quello che rimane non è uno sport, è un derivato che manca dei suoi aspetti vitali. Quindi, per quanto mi riguarda, è meglio chiudere. E poi si riprenderà quando lo sport sarà tale».

Allenamenti individuali

«Ci sono delle regole, ma sono incomprensibili. In uno sport come il calcio il contatto è l’essenza, anche negli allenamenti. Quindi meglio non allenarsi in gruppo. Ai miei giocatori ho consigliato l’allenamento individuale fino alla ripresa».

Sostegno economico

«In estate è arrivato qualche aiuto per l’iscrizione. Ma a questo punto della stagione, ci ritroviamo con le spese per l’iscrizione sostenuta, così come per le attrezzature, le magliette, gli impianti, le sanificazioni, il materiale per i ragazzi. Chi ci restituirà queste spese? Secondo me non si doveva nemmeno iniziare. Un contributo in questo momento ci permetterebbe di respirare fino alla ripresa».

Il futuro del calcio dilettantistico

«Il futuro è complicato. Essendo la linfa vitale di tante persone che lo praticano per motivi ben più nobili del calcio professionistico, andrebbe incentivato molto di più. Invece in Italia è il contrario, per questioni di flussi mastodontici di sponsor. Bisognerebbe rivedere le categorie: ad oggi è inutile mantenere separata la terza categoria dagli amatori. Bisognerebbe anche diversificare i contributi alle iscrizioni da parte di chi non paga l’utilizzo degli impianti rispetto a chi lo fa».

Stop alle attività giovanili

«Notizia che pesa tantissimo. Il movimento giovanile abruzzese è ancora un pilastro per il mantenimento di un sano tessuto sociale del territorio. Il 75-80% dei ragazzi delle giovanili va successivamente a confluire nelle squadre Dilettanti. Lo stop è come fermare una scuola, è una perdita sociale inestimabile».

La stagione della Pennese prima della sosta forzata

«Preparare le partite con l’incognita virus è stato estremamente difficile. Il 70 % delle regole anti-Covid, nel nostro caso, è stata una mazzata non indifferente. Faccio un semplice esempio: l’organizzazione di una sanificazione in un impianto non di proprietà, dove si allenano più di 6/7 squadre al giorno costa circa 220/240 euro a settimana. Mi sembra superfluo dire che i comuni – proprietari degli impianti – non possano spendere tanto. Quindi questa spesa resta a carico delle società. È inoltre superfluo dire che è improponibile per una Asd sostenere una cosa del genere. Dal punto di vista tecnico, non posso commentare i risultati della squadra, in quanto su tre gare ne abbiamo giocata una sola, con le altre due rinviate a causa dell’emergenza sanitaria».

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