Un lavoro fatto di abilità, intraprendenza e tanto studio, uno dei più determinanti nei progetti presenti e futuri delle società. Lo scouting raccontato da Diego D’Artagnan (in foto), referente Academy Ternana per Marche ed Abruzzo. Da anni segue le evoluzioni del mestiere, ma ai nostri microfoni non nasconde l’importanza del lavoro in presenza.

Primo pensiero per lo stop della stagione 2020/2021: «Era iniziato da poco il mio lavoro a Terni, parliamo di settimane. Mi sono trovato a mio agio, per questo il rapporto tra le parti non muterà, anzi, speriamo si possa fortificare sempre più. Non credo che, per l’attività di scouting, cambierà molto nella prossima annata, anzi nulla, dal punto di vista tecnico. Bisogna vedere dal punto di vista dei fuori quota, questo sì. Se ci dovesse essere la conferma delle fasce di età del campionato scorso, si crea un precedente, una situazione difficile cui si potrebbe obiettare in un verso o nell’altro. Però una scelta va fatta, a prescindere».

D’Artagnan racconta l’evoluzione dello scout nel nostro Paese e afferma: «Parliamo di una figura molto importante. In Italia si è anche dato il là, nel 2015, a dei corsi dedicati. Ricordo che quando ero con l’Empoli, si dava l’incarico a persone di fiducia della società. Se non hai un minimo di capacità, non vai avanti, come in tutte le cose. Non penso che si stia perdendo tempo, anzi, in Italia lo si sta investendo bene, anche tra i Dilettanti. La crisi cui andiamo incontro deve lanciare ancora di più il prodotto fatto in casa».

Si può fare scouting con i tecnici, lo conferma lo stesso D’Artagnan, che dal 2019 è anche allenatore UEFA A: «Io intendo questo aspetto come lo scoprire degli allenatori. Perché ciò accada, serve avere una figura competente nello staff che sappia vedere come lavora un tecnico facendone conoscere i lati positivi. Non serve più pensare agli allenatori “con la valigia”, ora serve il “fatto in casa”. Per gli allenatori che portano sponsorizzazioni si apre una fase difficile, ecco perché le società si devono muovere sempre di più verso la ricerca del talento. Chi lavora bene c’è, quelle realtà, e non sono poche, ora andranno lontano».

L’azione dello scouting si sviluppa sempre più anche nella nostra regione, dove D’Artagnan spera di poter presto scovare nuovi ragazzi ed è a disposizione delle società. Ne parla dicendo: «Oltre al nostro progetto con la Ternana, ci sono delle società che stanno facendo comunque bene in Abruzzo. Non faccio nomi, ma penso ad un paio nel teramano ed un paio nel pescarese. Se sconfiniamo, nelle Marche direi altrettante in zona Ascoli, in quella Fermana, una ad Ancona, una a Macerata ed una Pesaro. Poi ci sono altre che lavorano benino e si stanno sviluppando con un’ottima linea di crescita, però ce ne vorrebbero di più».

Progetto academy, cos’è ed in cosa consiste? D’Artagnan spiega: «Descrivere tutto il processo sarebbe lunghissimo. La Ternana ha un percorso academy ben strutturato. Ci sono delle quote, ovviamente, per affiliarsi, ma ciò che davvero conta è il supporto tecnico che il club principale dà agli affiliati. Ci sono riscontri mensili tra le componenti e si valuta il lavoro fatto e da fare. Si tiene conto anche del feedback dato e non solo. C’è una stretta collaborazione che porta inevitabilmente risultati positivi. Poi viene data la chance alle società di accedere allo stadio di Terni per le partite della prima squadra. Gli affiliati possono anche seguire gli allenamenti delle Fere per apprendere sempre più. Passiamo poi a camp estivi e tornei vari. In Abruzzo puntiamo ad inserirci al meglio per portare dalla nostra alcuni ragazzi, sono e siamo a disposizione per chi volesse saperne di più ovviamente».

E se tutti creassero academy? D’Artagnan spiega: «Sicuramente serve intraprendenza e un po’ di coraggio. Molti seguono questa linea, va detto, ma bisogna valutare bene il progetto, affiliarsi non è solo appendere targhette fuori dal centro sportivo. Chiariamo che non è detto che se una società non si affilia non lavora bene, anzi, ci sono molti esempi di belle realtà che si muovono bene da sole, con una struttura particolarmente importante».

Lo smart working è il futuro, ma per lo scout non basta. In chiusura: «Certamente le nuove tecnologie aiutano con i vari siti dedicati ed il lavoro video, ma non è tutto. Per il settore giovanile è difficile avere l’aggiornamento dai siti di scout e serve per forza lavorare sul territorio. Lo scout deve sempre andare sul campo, poi avere a disposizione strumenti audiovisivi è un aiuto notevole. Se invece pensiamo al calcio dei grandi, lì è diverso, il web 2.0 è davvero una marcia in più».