Altro giro, altra tappa nel viaggio di ACD alla scoperta dei giovani talenti in mostra nei campionati regionali abruzzesi. Al centro dell’attenzione il progetto del Pucetta, club che milita nel girone A di Promozione e che si sta rivelando una società organizzata in ogni sua parte. Una realtà che si sta aprendo sempre più al calcio femminile e che continua a sfornare talenti dalle proprie giovanili, portandoli in campo in Prima Squadra. Si pensi al portiere 2004 Lorenzo De Lucia, al centrocampista 2001 Samuele De Lucia, al 2002 Nazzicone, a Pascucci e ai 2003 Margani, Graziani e Marianella. Tra quelli finiti sulla bocca di molti, c’è sicuramente Antonio Di Marco.

Il profilo

Di Marco, classe 2002, è venuto fuori dal vivaio del club marsicano e si è messo in luce in particolare con la Juniores, in competizione nel girone Elite. Da due anni è aggregato al gruppo della Promozione e ha già fatto vedere grandi cose.

Caratteristiche tecniche

Più volte schierato da centrocampista nelle giovanili, Di Marco è un difensore centrale di sicura affidabilità. Tatticamente duttile, il giocatore presenta una gran fisicità e si fa apprezzare per l’abilità palla al piede. Dotato di un gran lancio, riesce ad imporsi in tutte le fasi di gioco.

Dicono di lui

Lo presenta Corrado Giannini, tecnico del Pucetta: «Antonio faceva parte, prima dello stop, del gruppo della prima squadra e si stava mettendo in mostra pur essendo ancora ai primi anni di Promozione. Nasce centrocampista, ma l’ho schierato da difensore centrale e in quella zona sta facendo bene, anche sfruttando la sua fisicità, e fa vedere un gran calcio con la sua abilità con i piedi. L’ho visto giocare anche qualche metro più avanti rispetto alla difesa, è duttile e sa adattarsi. Difficile dire dove arriverà, non possiamo mai dare giudizi affrettati sui giovani. Possiamo affermare senza dubbio che Di Marco ha ampi margini di miglioramento e secondo me il prossimo anno può guardare già all’Eccellenza. Si impegna e dimostra dedizione non saltando nemmeno un allenamento, ma questo stop non ci voleva. Ora dovremo essere pronti a resettare tutto e ricominciare da zero, anche se i ragazzi continuano ad allenarsi a distanza, ma non è quello il vero calcio. Lo stop influisce molto, soprattutto per i ragazzi che erano in fase di crescita. Non è sbagliato dire che si rischia di perdere una generazione di atleti, ecco perché bisognerà essere bravi alla ripresa a lavorare sui nostri under».

Rubriche