Un progetto portato avanti con passione e dedizione, senza mai farsi trasportare dall’entusiasmo ma procedendo per la propria strada nel segno dei giovani. Il Delfino Flacco Porto fa scuola e, per ora, guarda tutti dall’alto insieme alla corazzata L’Aquila dopo l’1-0 ottenuto sul campo del Pontevomano. Da anni, il sodalizio del Patron Paluzzi rappresenta una certezza del calcio pescarese e dell’intero movimento regionale.

Abbiamo analizzato il momento dei portuali con il tecnico Guglielmo Bonati, uno dei pilastri del Delfino. «Molti dicevano che eravamo partiti in largo anticipo con la preparazione», spiega l’allenatore, «Ma se siamo partiti prima rispetto agli altri è perché sentivamo la necessità di tornare sul rettangolo verde tutti insieme. Essendo una squadra giovane, poi, ovviamente serve un po’ più di tempo per carburare. Ciò, unito ad un calendario impegnativo ma non esageratamente, ha portato a risultati importanti. La nostra condizione fisica la si nota dal fatto che sappiamo tenere bene il campo e poi segnare nel secondo tempo (4 gol su 6 in campionato sono arrivati nei secondi 45′, ndr)».

Il Delfino ha un organico giovanissimo, che ogni anno ingloba nuovi ragazzi e che continua a dar gioie. Il tecnico racconta: «Siamo ripartiti da quella base che si era allestita lo scorso anno, aggiungendo qualche pedina e completando l’organico. Se ci sono nove undicesimi dei titolari inclusi in una fascia d’età molto giovane, allora vuol dire che stiamo arrivando a fare quel che volevamo e ciò la dice lunga sul lavoro portato avanti».

Bonati è stato colpito dalla reazione della squadra dopo il primo incontro: «Ad inizio stagione, noi ci sentivamo pronti sia fisicamente che tatticamente, per quanto ci si possa poi sbagliare. Dopo la prima gara, che abbiamo solo pareggiato quando avevamo la vittoria in pugno, non sapevo come avrebbe risposto la squadra, è sempre un duro colpo. Eppure i ragazzi hanno saputo far tesoro di ciò per poi fare un improvviso balzo dal fondo della classifica alla parte più alta».

Il tecnico, però, non vuole cali di concentrazione portati dal primato: «Impegno e morale sono sempre stati alti e sempre devono esserlo. Tutti attendevano l’inizio del campionato e questi risultati positivi in serie ci hanno dato ancor più serenità. Occhio ai risvolti negativi, ieri ho intravisto qualche giocata individuale che non mi è piaciuta. Non bisogna sbagliare, facciamo quel che sappiamo restando con i piedi per terra, questa Eccellenza non perdona».

Un campionato, appunto, molto difficile e, anche secondo Bonati, livellato verso l’alto: «Non abbiamo affrontato le squadre più blasonate, ecco perché dico che l’asticella si è alzata. Basti pensare al Pontevomano, che è a 0 punti ma che ha messo in seria difficoltà il Lanciano e lo ha fatto anche con noi. Il risultato, quest’anno più che mai, non dice tutto. Guardiamoci intorno, giocheremo contro 19 squadre ben attrezzate».

Uno sguardo rivolto al prossimo turno, contro una Bacigalupo da non sottovalutare: «Sarà una partita dura come tutte. Loro possono essere pericolosi e lo stanno dimostrando, tra Coppa e campionato il Lanciano non ha avuto affatto vita facile. Giocheremo la quinta gara nell’arco di due settimane, tra una decina di giorni lo scenario si ripeterà. Per i ritmi che ci sono, non si può fare il pronostico neppure sull’andamento delle singole gare, non solo sui risultati».

In chiusura, Bonati ci spiega come è cambiato il modo di vivere la quotidianità dello spogliatoio con le norme anti-Coronavirus in casa Il Delfino Flacco Porto: «Noi eravamo abituati a confrontarci in consuetudinarie riunioni. Ora abbiamo creato nuovi modi di farle ma senza assembramenti, non è come prima ma cerchiamo di porre lo sguardo oltre. Muta il modo di interpretare il pre gara e l’intervallo fuori dallo spogliatoio, abbiamo posizionato panchine all’esterno e distanziate. Poi non nascondo che c’è apprensione leggendo i dati quotidiani della nostra Regione. Avevamo una pazza voglia di ripartire, ora speriamo davvero che si possa continuare senza stop. Andiamo avanti, ma con cautela». 

Nicolas Maranca