Il mondo dilettantistico abruzzese continua ad interrogarsi su quale possa essere il futuro del movimento, data la sospensione ai campionati per motivi ormai noti.

Ai microfoni di Abruzzo Calcio Dilettanti, è intervenuto il direttore generale del Fontanelle, Umberto Sorgentone.

La stagione del Fontanelle prima dello stop

Gli uomini di mister Capitanio, prima della sospensione del campionato (girone B di Promozione), erano scesi in campo in tre occasioni, portandosi a casa due punti sui nove disponibili, frutto di due pareggi (1-1 con il Mosciano e 2-2 con il New Club Villa Mattoni) e una sconfitta interna per mano del Silvi (3-2). Nonostante una campagna di mercato notevole, impreziosita dagli innesti del fantasista Maurizio Chiacchiarelli, dei centrocampisti Davide Di Sante, Domenico Maranella e dell’attaccante Enrico Cirelli su tutti, i giallorossi sono partiti con il freno a mano tirato.

Una ripresa complicata

«L’indice molto alto di contagi nella nostra regione non ci permette di conoscere una data per la ripartenza. Penso che sarà molto difficile ipotizzare una data precedente a gennaio, ma secondo me anche dopo. Non so nemmeno quali protocolli possiamo adottare in più. Già sanificavamo I locali e ci allenavamo con le distanze. Se poi si chiede ad una società dilettantistica di fare tamponi rapidi ogni 48 ore prima di un match, allora credo proprio che la situazione sia insostenibile. Sia dal punto di vista economico e sia dal punto di vista tecnico, perché c’è gente che ha anche un lavoro. Quindi è tutto un punto interrogativo, sia sul come sia sul quando. Di certo bisognerà ripartire solo in sicurezza perché non possiamo avere troppe responsabilità, non possiamo rischiare focolai di contagi».

Fare sport con il virus alle porte

«Era tutto complicato. Bisognava prendere le presenze ad ogni allenamento, registrare la temperatura, far firmare e così via. Praticamente un dirigente passava ogni pre partita a consegnare e controllare documenti al collega dell’altra squadra. Quasi iniziava la partita e si era ancora alle prese con tutto ciò. Terribile. Andavamo avanti con passione ma era onestamente complicato».

Nostalgia del calcio

«Manca non solo la domenica, con il pre e post partita più il match stesso, ma manca proprio tutta la settimana. Gli allenamenti, le chiacchierate con i giocatori, mister e dirigenti. Tutti i momenti di convivialità insomma. Al momento i ragazzi si stanno allenando grazie a delle schede di allenamento che gli abbiamo fornito, ma venendo a mancare il gruppo proprio non sarà mai la stessa cosa. Spero che quando si ricomincerà ci possano dare dei giorni di tempo, perché sarà necessaria una nuova preparazione fisica».

Il Fontanelle alla ripresa

Che campionato sarà per la squadra al ritorno in campo? «Vorrei poter rispondere che abbiamo l’obiettivo playoff, ma onestamente non so nemmeno se ci saranno. Noi abbiamo ricominciato senza sapere nulla. La Federazione, che è stata molto attenta per l’Eccellenza ma non per la Promozione, non ci ha nemmeno comunicato i criteri per le promozioni e retrocessioni. L’obiettivo era quello di lottare per il vertice. L’inizio non è stato eccezionale, abbiamo pareggiato due volte in trasferta contro Mosciano e Villa Mattoni ma abbiamo perso in casa con il Silvi. Un match che veramente abbiamo perso da soli, senza voler togliere ovviamente meriti agli avversari. Vincevamo 2 – 0 e ci siamo fatti rimontare. Senza la sconfitta si poteva parlare di un buon inizio, così no. Non possiamo dire cosa succederà, perché sarà un campionato decisamente anomalo. Dovremo ricominciare tutti un po’ da capo».

Il futuro del calcio dilettantistico e giovanile

«È una brutta notizia anche questa. Per il ragazzino che poteva fare sport e per i genitori, che magari potevano lavorare tranquilli sapendo che i figli erano al sicuro presso i centri sportivi. Per quanto riguarda il futuro del nostro calcio, se dovesse passare questa famigerata riforma sarà tutto molto difficile e complicato, perché se si pretende che i Dilettanti si paghino i contributi… Dovremo poi spiegare ad un ragazzo che magari prendeva una somma, dico a caso, di 100 euro, che d’ora in poi deve prenderne 50 perché ci sono i contributi. Qui non siamo tra i professionisti, la stragrande maggioranza di coloro che giocano ha un lavoro oltre il calcio. Se si comunica questa perdita ad un ragazzo è normale che molti abbandoneranno, scopriranno che magari non vale la pensa stare ad allenarsi tre o quattro volte la settimana per pochi soldi. Questa riforma è un vero calcio in bocca per il mondo dei dilettanti».

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