«In Abruzzo il rischio che si sta configurando ricorda molto il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: cambiare tutto per non cambiare niente. Nel Comitato regionale si parla molto di elezioni per cambiare, mentre a cambiare dovrebbe essere soltanto la situazione drammatica che sta vivendo il mondo dilettantistico, tra società in crisi e collaboratori sportivi che non hanno ancora ricevuto un piccolo ristoro per trascorrere un Natale dignitoso questa al di la dei proclami è una vergogna».

Rudy D’Amico (in foto), patron della Virtus Ortona Calcio 2008, società di calcio che milita nel girone C di Promozione Abruzzo, fa un bilancio di questo disastroso 2020, un annus horribilis dal quale non salva nessuno: governo nazionale, ministeri dello Sport e della Salute, governo regionale, Coni, Federazioni, Lega nazionale Dilettanti e Comitato regionale Abruzzo della LND. Tutti sotto accusa. Vediamo perché.

D’Amico, quali sono le inefficienze che imputa agli organismi decisionali? Crede che le società di calcio dilettantistico avrebbero potuto evitare i provvedimenti restrittivi che riguardano molte altre categorie, sportive e non?

«Guardi che dopo il primo lockdown i vertici (nazionali e locali) hanno passato mesi a comporre i vari gironi e a fare ripescaggi, senza valutare affatto che le stesse società non erano pronte a ripartire. Per poter ripartire noi tutti, dall’Eccellenza in giù, avevamo bisogno di risorse economiche significative e non di pagamenti rateali! Peraltro alle società è stato dato anche di meno rispetto a quanto usufruito la scorsa stagione in merito ad assicurazione tesserati, fermo per inattività e contributo spese arbitrali, liquidate ma non ancora pagate dalla Figc! E dopo le avvisaglie di fine agosto, con l’evidente rischio dell’arrivo della seconda ondata, governo e federazioni non sono stati in grado di prendere decisioni coraggiose che l’eccezionalità del momento richiedevano».

A quali decisioni si riferisce?

«Innanzitutto si poteva valutare da subito la sospensione della Coppa Italia e del Torneo delle Regioni, e fare valutazioni diverse per i campionati del settore giovanile», prosegue D’Amico. «Poi bisognava attivare IMMEDIATAMENTE le convenzioni a tariffa agevolata con i laboratori privati per i tamponi e i test sierologici ai tesserati, e contattare centralmente le aziende specializzate per poter sanificare gli spogliatoi. Invece le società sono state lasciate allo sbando: ognuna singolarmente ha dovuto provvedere ai tamponi, alla sanificazione, all’acquisto di dispositivi di protezione e igienizzazione. Con costi che hanno peggiorato la nostra già precaria situazione».

A suo parere i campionati dilettantistici ripartiranno a gennaio? E con quali prospettive?

«Assolutamente no: così non si può ripartire. Mancano le condizioni di garanzia per le società, che equivalgono a finanziamenti, convenzioni, screening sistematici. E non scherziamo: il campionato non deve finire con il girone di andata, altrimenti sarebbe un campionato falsato se lo facessero da soli. Ripartiamo a marzo e finiamo ad agosto? Non fa niente, vuol dire che il prossimo campionato inizierà in autunno. Prima di ripartire occorre attenta analisi e molta prudenza».

Parliamo della sua squadra: la società Virtus Ortona Calcio riuscirà a sopravvivere, in queste condizioni, a un nuovo rinvio?

«Mentre sto cercando di garantire un minimo di sopravvivenza ai miei giocatori, che peraltro alcuni sono venuti da fuori regione, qui si pensa a fare la campagna elettorale… Ma a parte la triste considerazione di aver avuto un Comitato regionale che si è limitato a fare da passacarte alle decisioni del governo, bisogna essere consapevoli che la sopravvivenza non della Virtus Ortona, ma di tutte le società dilettantistiche, passa anche attraverso una proficua azione politica con pressioni nei confronti dei rispettivi vertici fino al  governo, per favorire reali, concrete ed immediate misure a sostegno del mondo dilettante con piani pluriennali  anziché stagionali, perché le pianificazioni economiche appartengono anche alle società sportive lungimiranti. Risorse su un abbattimento dell’Iva e delle aliquote sulle sponsorizzazioni. Nella legge di bilancio in corso di approvazione in Parlamento è prevista l’abolizione della norma prevista dall’articolo 4 del Dpr 633/72 che stabilisce l’esonero dall’Iva delle attività rese dalle associazioni sportive nei confronti dei soci, tesserati e partecipanti. Dette attività, finora considerate non commerciali, con la norma che si sta introducendo verrebbero ricondotte nel campo Iva, con obblighi di fatturazione e registrazione che renderanno sempre più difficile la vita dell’associazionismo sportivo. La Figc-LND spinga piuttosto il governo a favorire il credito d’imposta alle Asd in regime forfettario. Al momento le Asd sono escluse dal credito d’imposta. Questo vuol dire che se uno sponsor vuole sottoscrivere un contratto di pubblicità con l’associazione sportiva non può avere diritto al 50% dell’importo fatturato come credito di imposta, cosa che invece avviene alle società in regime “normale”, cioè che fatturano più di 400.000 euro. Per non parlare dei protocolli inadeguati per il calcio dilettantistico che si stanno predisponendo: sembra che per portare a termine i campionati le società debbano presentare una lista di 40 calciatori e creare una “bolla” per i contagiati da Covid… PURA FOLLIA! In più si prevede l’approvazione di un decreto che abolisce il vincolo sportivo, da tempo baluardo delle società dilettantistiche per tutelare il loro lavoro di formazione e preparazione dei ragazzi. E questo sarà la tomba non solo delle società di calcio, ma anche degli altri sport».

E secondo lei un Comitato regionale può avere la forza di portare avanti queste istanze e farle riconoscere dalla Federazione, che a sua volta ne chiede l’approvazione al governo?

«Certo, se si vuole rappresentare seriamente la propria realtà fatta da migliaia di persone che credono nell’importanza sociale dello sport e che lavorano facendo grandi sacrifici personali. Un’attività sportiva, ma anche sociale, educativa, culturale. Ma sappiamo che questa passione non sempre è corrisposta dai nostri rappresentanti. Eppure il presidente della Lega Nazionale Dilettanti è un parlamentare. Ma poi alla fine il problema sono le elezioni… il mantenimento del potere.  Non vorrei crederci ma mi è giunta notizia che proprio ieri un dirigente di altra società ha riferito che un funzionario Figc, unitamente a un presidente ed alcuni delegati provinciali, stia invitando a far firmare moduli per la presentazione di candidatura senza indicazione nei moduli del candidato, ciò in barba a comportamenti eticamente corretti. Ciò non mi sorprenderebbe, poiché immagino che a tali persone interessa solo ed esclusivamente rigarantirsi il proprio ruolo e posizione concessa da chi li aveva allora nominati. Questi dovrebbero rimanere in posizione neutrale e osservare la piena terzietà. Il problema è che in vari comitati italiani ci sono presidenti che vantano un’anzianità ventennale, se non quasi trentennale, che non permettono un ricambio generazionale. Con l’attuale regolamento elettorale della LND diventa una vera impresa solo porre la candidatura. Nonostante gli appelli delle società al Presidente Federale, al Presidente del Coni e al Ministro dello Sport nulla è cambiato, mentre occorre dare la possibilità a tutti in modo democratico di potersi candidare alle cariche locali e regionali. Invece, in gattopardiana maniera, il consiglio direttivo della LND formato dai presidenti dei Comitati Regionali ha confermato le stesse regole del passato».

Torniamo in Abruzzo, lei in queste imminenti elezioni chi vede meglio, Memmo o Rodomonti?

«Ben vengano sempre le nuove candidature, sicuramente stimolo di crescita per un confronto leale e democratico in quanto forniscono contributi preziosi e nuove idee, ma ho l’impressione che le regole elettorali attuali, così come per i vertici nazionali anche per quelli locali, siano modellate per consentire di mantenere lo status quo a chi aveva costruito negli anni la garanzia alla propria posizione di privilegio. Il candidato Memmo già appartenente alla scadente gestione – scadente per il fatto che è ovviamente in scadenza il mandato assembleare – sarà anche una brava persona, senza dubbio, ma purtroppo rappresenta la continuità con un passato che non è stato certo positivo. Rodomonti è un ex arbitro di statura internazionale, un nome prestigioso, e potrebbe essere la vera novità di queste elezioni oltre che essere stimolo per nuove idee, a meno che “il sistema” non gli impedisca di presentare la sua candidatura».

Vuole inviare un augurio alla sua società e ai lettori di Abruzzo Calcio Dilettanti?

«Un saluto affettuoso e di buona speranza a tutti presidenti, ai dirigenti e ai collaboratori sportivi di tutte le società, in particolare ai giocatori della Virtus Ortona e a tutti coloro che si impegnano per questa squadra. Un augurio di Buon Natale a tutti i lettori e a tutti gli appassionati di calcio, con la speranza che queste tristi vicende anche sanitarie non ci facciano passare la voglia di amare questo sport».

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