Fabio AureliSettore giovanile dell’Aquila Calcio, vivaio della Lazio, poi il ritorno in Abruzzo con il Giulianova e con altre società del panorama dilettantistico regionale. Accantonata la carriera da calciatore, è tempo di successi sui libri: laurea con il massimo dei voti in “Management dello Sport” all’Università dell’Aquila e, successivamente, vittoria di una borsa di studio per il Master “Strategie per il business dello sport”. Dopo lo studio, spazio alla carriera lavorativa e al ritorno da direttore generale nella squadra della sua città: L’Aquila.

È questo il curriculum di Fabio Aureli (in foto), attuale direttore commerciale del Monza, con il quale ha conquistato la Serie B da protagonista. Aureli è l’esempio di chi è partito con la gavetta nei dilettanti, riuscendo con il massimo impegno ad entrare nel mondo dei professionisti: «Nella primavera del 2018 sono stato contattato dalla famiglia Colombo, i precedenti proprietari del Monza: persone di indubbio valore, che avevano rilevato il club brianzolo nel 2015 ed erano alla ricerca di una figura qualificata per aumentare le voci relative ai ricavi e al marketing. Esattamente due anni fa è iniziata la mia esperienza al Monza. Ho trovato un ambiente e un gruppo di lavoro sano, preparato e affiatato che mi ha consentito di integrarmi rapidamente».

Neanche il tempo di prendere confidenza con il nuovo incarico che subito è arrivato il passaggio di proprietà, con l’ingresso in società del Gruppo Fininvest e di due figure importanti come Galliani e Berlusconi: «L’emozione era tanta e, insieme ai colleghi, ci siamo messi subito a disposizione, continuando il nostro lavoro con scrupolosità e impegno. Il Gruppo Fininvest ci ha messo alla prova e ha confermato in toto la struttura della gestione Colombo, integrata con alcune figure di qualità. Adriano Galliani è sempre molto presente e ci aiuta costantemente, mettendo a disposizione la sua vastissima esperienza e conoscenza. È sicuramente formativo poterlo vivere da vicino e apprendere da lui tante cose: insieme a lui è come fare un master continuo. Con l’ingresso della nuova proprietà il Monza ha cambiato pelle, trasformandosi da un progetto per la Serie C ad un progetto per la Serie A».

Il direttore commerciale della squadra brianzola svela anche i segreti alla base del successo in Serie C del Monza: «La C è un campionato difficile con tante squadre molto attrezzate. Ci siamo imposti nel girone A grazie all’attenzione della società su ogni singolo dettaglio, senza lasciare nulla al caso: dall’ambito tecnico, con il grande lavoro svolto dal direttore sportivo Antonelli (anch’egli abruzzese), a quello organizzativo, logistico e infrastrutturale (con ingenti interventi di ammodernamento dell’impianto sportivo e dello stadio, attualmente in concessione pluriennale alla società). Chiunque sia arrivato al Monza è stato, da subito, formato su quelli che sono gli obiettivi e la mission del club».

Aureli parla anche di tutte le differenze notate nel passaggio dal mondo dilettantistico a quello professionistico: «La differenza formale è data dalla legge dello Stato (legge 91/1981) che configura il professionista sportivo, differenziandolo dal dilettante. Al di là di ciò, è chiaro che un professionista è un lavoratore, con curriculum, formazione specifica qualificata o contratti professionistici in corso. Un’altra differenza la si può trovare in ambito economico, anche se talvolta nei dilettanti accade trovare dei giocatori, ex professionisti, che guadagnano al pari di un loro collega che milita in categorie superiori. Ciò che cambia, però, è soprattutto la dimensione con cui ci si trova a relazionarsi: lavorare in una società professionistica implica un impegno e una partecipazione costante che assorbe l’intera giornata lavorativa, attraverso frequenti sessioni di meeting, incontri e riunioni. Ad esempio, basterebbe comparare l’iscrizione ai campionati professionistici a quelli dilettantistici per capire l’enorme differenza in termini di documentazione e fidejussioni».

Infine, una considerazione sul prossimo campionato di Eccellenza abruzzese che, al momento, vede la presenza di club di prima fascia come L’Aquila, Chieti, Avezzano e Lanciano: «Un campionato dal sapore romantico e nostalgico, con il ritorno di derby molto accesi. Spero che il blasone di queste società aiuti l’Abruzzo calcistico a risollevarsi; Abruzzo che ha sempre lanciato tanti talenti. Il primo che mi viene in mente è Fabio Grosso, cresciuto nella Renato Curi e assoluto protagonista nel mondiale del 2006, ma sono davvero tanti i bravi calciatori che si sono fatti strada nel tempo, partendo dalla nostra Regione».

 

Andrea Spaziani