LA SCHEDA DELL’ALLENATORE

Nome: Angelo Marcaccio.

Età: 51 anni.

Città: Capriati al Volturno (CE).

Lavoro: Società di trasporto scolastico.

Squadra allenata: Castel di Sangro Cep 1953 (prima stagione).

Famiglia: moglie Maria, figli Francesco (28 anni) e Carmen (23).

Animali: un cane di razza Chou-chou di nome Luna.

Passioni: passeggiare in montagna.

Squadra del cuore: Napoli.

Allenatore di riferimento: Conte.

Piatto preferito: pasta in tutte le maniere.

Come trascorrerà il Natale: in famiglia mangiando gli struffoli.

Tre punti in sei partite. Cinque sconfitte e una vittoria. 17 gol subiti e 4 segnati. E quindicesimo posto in classifica. Un avvio di campionato poco entusiasmante per il Castel di Sangro Cep 1953, che milita nel girone A dell’Eccellenza molisana, eppure il suo allenatore, mister Angelo Marcaccio, è più che fiducioso: «A me piace pensare che abbiamo fatto come l’Inter: io sono arrivato a Castel di Sangro due giorni prima dell’inizio del campionato e, dopo le prime partite, abbiamo risolto tutti i problemi presenti nello spogliatoio, parlandoci e dicendoci tutto apertamente. Quando non si parla i problemi si amplificano. Ora siamo tutti sereni e i problemi che c’erano con i più anziani del gruppo sono stati superati già dopo la sconfitta subita contro il Campodipietra».

Mister Marcaccio, come sta innanzitutto? E i suoi ragazzi? Come state vivendo questo nuovo fermo di campionato?

«Io e la mia famiglia tutti bene, grazie, e anche i miei ragazzi. La zona rossa ci costringe a stare a casa, e i calciatori fronteggiano questo periodo allenandosi individualmente e seguendo le indicazioni mie e del preparatore Salvatore Ziruolo. C’è molta voglia di tornare ad allenarsi insieme, in campo, e speriamo che questo possa avvenire già dalla seconda metà di gennaio».

Come sarà la ripresa? Quando tornerete in campo le temperature saranno rigide e dovrete prepararvi a una trasferta non facile, a Cerro, contro il San Leucio che in classifica ha 7 punti.

«Io sono molto fiducioso, perché so che adesso i miei giocatori giocano per la squadra e daranno il cuore per onorare i colori della loro maglia e raggiungere la salvezza. La squadra è cresciuta molto in questi mesi e, avendo vissuto tanti spogliatoi, so che ci toglieremo diverse soddisfazioni. Con la partita vinta contro il Baranello ho trovato anche l’attaccante che mancava, Gentili, che prima giocava in difesa e che io ho spostato in avanti. Un allenatore deve capire i suoi giocatori e sapere come farli giocare al meglio. Il lavoro con i giovani richiede tempo ma i frutti arrivano sempre».

A proposito di giovani, tra i vostri goleador c’è il centrocampista Davide Orsini, classe 2003.

«Sì, il più anziano della squadra è proprio Gentili, che ha 29 anni. Per il resto il Castel di Sangro è davvero una squadra di giovani. A me piace lavorare con loro, ma non puoi fare a meno dell’esperienza. Prima di una partita, ad esempio, è necessario condividere alcune informazioni con il gruppo. C’è magari chi ha giocato o ha già incontrato la squadra avversaria che può darti indicazioni su come attaccano, su come lavorano sulle fasce o su chi è il giocatore che dietro le quinte sviluppa il gioco di rimessa. In Eccellenza non si può giocare a scatola chiusa, incontri squadre che hanno in rosa calciatori che hanno militato in serie D e che a volte da soli fanno la differenza. Bisogna conoscere tutto delle squadre avversarie, ma in questo i giovani possono aiutarti poco».

Lei ha portato la squadra della sua città (Aurora Alto Casertano) dalla prima categoria all’Eccellenza, con due promozioni di seguito, una squadra attualmente prima in classifica e principale candidata per la serie D. Come ci è finito a Castel di Sangro?

«Con il cambio di dirigenza si è perduto quel feeling che c’era con la vecchia società, e alcuni tentativi di pressione non mi sono andati giù. Ho amici a Castel di Sangro che mi hanno chiesto di dargli una mano e ho accettato volentieri di misurarmi in questo difficile campionato di Eccellenza. Ma devo dire che anche nell’Aurora ho mantenuto intatti molti rapporti di stima e di amicizia».

Come trascorrerà questo Natale 2020?

«Io sono molto tradizionalista, quindi anche se non ci fossero state le restrizioni del Covid le avrei trascorse comunque a casa, in famiglia, come farò. Mangiando il piatto della nostra tradizione: gli struffoli».

Vuole inviare attraverso Abruzzocalciodilettanti un augurio ai suoi ragazzi e ai tifosi del Castel di Sangro?

«Molto volentieri, e lo faccio ricordando che una vittoria non si conquista in 90 minuti, ma richiede molto più tempo. Superare un ostacolo che non avremmo mai voluto incontrare sul nostro cammino e che ci fa più paura dell’avversario più forte: superare i nostri limiti, i nostri difetti. Migliorare nelle cose che non ci vengono bene o che non ci piace fare. Questa è la prima vittoria da ottenere nella vita prima che nello sport. È la sfida più importante da vincere se si vuole migliorare. Questo è il mio augurio: che possiate vincere tutti questa partita. Buon Natale e Buon Anno a voi e alle vostre famiglie».

Grazie e tanti auguri anche a lei e famiglia mister.

«Altrettanto ad Abruzzo Calcio Dilettanti e ai suoi lettori».

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