Ripartenza, non più una semplice possibilità. Ne hanno parlato 19 società su 20 di Eccellenza (assente solo lo Spoltore) e la LND Abruzzo, con il Presidente Ezio Memmo (clicca qui per leggere le sue dichiarazioni). Il format pensato sarebbe quello della disputa del solo girone di andata, con successivi playoff e playout. Ora tutto passa nelle mani del consiglio di Lega del 5 febbraio, quando tutte le regioni diranno la loro e la Federazione dovrà garantire risposte. Dopo il meeting di ieri, ai microfoni di ACD è intervenuto Alessandro Santoro, Patron del Casalbordino.

Un nuovo inizio

«Le proposte le potevamo immaginare. La differenza sta nei tempi, perché una darebbe una ripresa fin da subito, a metà febbraio, l’altra invece darebbe più respiro di qualche settimana. Le società hanno scelto la linea di ripartenza dal 7 marzo con gli allenamenti e poi riprendere il campionato ad inizio aprile, dando in precedenza spazio ai recuperi. Tutto questo, ovviamente, Covid permettendo. Diversamente, non si può fare e ora aspettiamo le decisioni che verranno prese il 5 febbraio».

Situazione tamponi

«Purtroppo, il protocollo non dipende da noi, ma dalla LND nazionale. Se si uniformizza il protocollo della Serie D e quello di Eccellenza, è un conto, se cambia, è un altro. L’unica cosa da chiarire sul serio, per noi società, è quella dei tamponi. Si sta cercando di far contribuire anche la Regione Abruzzo alle spese e di trovare soluzioni convenienti a tutti per far sì che i tamponi rapidi avvengano nel modo più indolore possibile per i club».

Ottimismo

«Io sono sempre possibilista e la cosa importante è che prevalga il buonsenso. Altre ipotesi non sono percorribili, qualcuno ha anche proposto di fermare qui il campionato. Laddove la pandemia non ci permetterà di riprendere, è chiaro che quella strada non può essere tenuta in disparte. Ad oggi, da parte mia, c’è la speranza che il virus rallenti come già sta pian piano accadendo, i vaccini diano i loro frutti e che ci sia l’ok a livello nazionale per riprendere. Ripartire significherebbe tante cose. Non voglio guardare l’aspetto economico, ma il fatto che il riavvio delle attività sarebbe un segnale del fatto che ci stiamo mettendo alle spalle questo nemico invisibile, riappropriandoci nei nostri spazi e delle nostre attività».

Nicolas Maranca

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