Federico Cappelli non ci sta. Il calciatore, che da qualche settimana ha lasciato il Lanciano, spiega passo dopo passo le tappe che lo hanno portato all’addio. Lo fa con una lettera indirizzata alla nostra redazione, una nota in cui ringrazia la piazza, spendendo parole al miele per la realtà frentana, senza nascondere la sua verità sul rapporto con il Lanciano Calcio.

Le parole di Cappelli

«Nella conferenza stampa tenutasi venerdì scorso, sono state dette delle cose non vere sul mio conto. E’ giusto che il difenda in primis la mia persona e poi il professionista. Prima del 15 dicembre, chiamai la società dicendo di volere il trasferimento in Serie D, ma non al Sora come erroneamente affermato, ma al Formia. Nel frattempo, però, avevo ricevuto altre offerte da altri club di Serie D e decisi di non andare più. Chiamai a quel punto il Lanciano dicendo di annullare il trasferimento nel Lazio, raggiungendo l’accordo che nel caso in cui avessi accettato un’altra squadra di quarta serie prima del 7 gennaio, avrebbero dovuto farmi il trasferimento, altrimenti dovevo essere svincolato. MA NON HO PREGATO NESSUNO PER TORNARE. Tengo, però, a ribadire che in Abruzzo sono stato benissimo, ma in assenza di un progetto serio e con promesse di pagamento (fatte dalla proprietà) non mantenute ho scelto di prendere altre strade. Vivo di calcio e a 22 anni ho ambizioni. Non ho nulla da nascondere, ma lo dovevo alla gente di Lanciano. Dalla proprietà, invece, voglio soltanto ciò che mi spetta. Avevo accettato Lanciano senza pensarci. La maglia rossonera, così carica di tradizione, è patrimonio della città, dei tifosi e dei 100 anni di storia. Ma il sogno, pur giocando tutte le gare, è durato davvero poco. Dispiace perché aldilà dei problemi si era creato un bel gruppo; con i compagni, il magazziniere, il preparatore atletico e quello dei portieri, sin da subito, c’è stata grande sintonia, dentro e fuori dal campo. Lo spogliatoio che si stava formando era davvero coeso, tant’è che dopo l’ultima gara di campionato abbiamo chiesto di restare per allenarci insieme. Poi il benzinaio non ci ha voluto più far benzina ed anche per la spesa quotidiana si sono venute a creare delle difficoltà, tant’è che prima di tornarcene a casa siamo andati in sede per chiedere un acconto per “sopravvivere”. Quanto a noi dato, però, non ci avrebbe consentito di andare avanti e per bontà sua mister Oddi, forse mosso a compassione, ci ha voluto dare dei soldi di tasca propria. Come se non bastasse, l’ultimo giorno di permanenza a Lanciano nel nostro appartamento si è rotta la caldaia e tra lo stupore generale siamo stati costretti a far la doccia allo stadio Biondi. Ringrazio pubblicamente il direttore Salfa, il Professor Spinoglio, mister Oddi, il preparatore dei portieri Loris, il mio amico e magazziniere Alfonso Abate, senza dimenticare l’Addetto Stampa Marco Abbonizio. Questa lettera, credetemi, è anche per loro e per tutti gli altri compagni che, al pari del sottoscritto, hanno dato tanto alla causa. A tutti, auguro il meglio. Forza Lanciano».

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