Un Natale diverso, quello dello scorso anno, per l’allenatore Marco Appignani. Il tecnico, dopo la fine dell’esperienza con il Casalbordino, decise di accettare la corte della Renato Curi Angolana e ripartire con un nuovo progetto e con una mission impossible: salvare i nerazzurri. Gli angolani, infatti, prima dell’arrivo di Appignani occupavano il penultimo posto in Eccellenza con soli 9 punti dopo 19 partite di campionato. L’allenatore, nelle successive dieci partite prima della sospensione dello scorso mese di marzo, corresse il tiro e riuscì nell’impresa di collezionare 18 punti sui 30 in palio, frutto di 5 vittorie, 3 pareggi e due sconfitte.

In estate, però, le strade di Appignani e della Renato Curi Angolana si sono divise a causa di motivi lavorativi del tecnico, che gli hanno impedito di continuare la cavalcata in sella al club nerazzurro. Adesso le condizioni lavorative sono cambiate e il mister si è detto pronto per una nuova avventura. Ai microfoni di Abruzzo Calcio Dilettanti, l’allenatore ha analizzato il massimo campionato regionale prima dello stop, soffermandosi anche sulla sua esperienza alla Renato Curi Angolana.

Marco Appignani (Foto di Lino Di Giampietro)

La voglia di tornare

«Sento molto la mancanza della quotidianità di una squadra. In verità, sarei tornato alla Renato Curi Angolana, sono subentrati fattori lavorativi che, al momento della ripartenza in estate, mi impedivano di poter garantire il massimo impegno. Oggi le cose per me sono cambiate, con il lavoro ho più flessibilità e sarei pronto per tornare in carreggiata. Non nascondo che, prima della pausa forzata di ormai due mesi fa, ho avuto contatti con qualche società di Eccellenza, insomma c’è tutta la voglia di riprendere da parte mia, a detta di tutti posso starci e ora aspettiamo gli eventi»

Renato Curi Angolana, più di una squadra

«C’è un feeling particolare con l’ambiente, fin da quando allenavo le giovanili, prima con gli Allievi e poi con la Juniores Elite con cui raggiungemmo i quarti di finale della fase nazionale senza mai perdere. Lo scorso anno abbiamo fatto qualcosa di grandioso per quelli che erano i presupposti al mio arrivo, però ho sempre creduto alla possibilità di salvarci. Una cavalcata che, senza Covid, ci avrebbe portati alla salvezza diretta, senza playout, a mio avviso e tutti ne avrebbero parlato in futuro. La squadra giocava benissimo, l’ambiente andava in un’unica direzione e con un obiettivo chiaro, ma soprattutto con l’entusiasmo. Ricevevo quotidianamente i complimenti di amici e non solo per quel che stavamo facendo».

L’Eccellenza oggi

«Questa Eccellenza ha un alto livello tecnico-tattico, per non parlare del blasone di certe piazze. L’Aquila ha qualcosa in più delle altre, mentre il Chieti deve ancora imporre il suo ritmo, è una squadra importante. Mi meraviglia l’andamento della Torrese, che comunque ha elementi importanti ed un grande allenatore, ma sono certo che risalirà la china. Non riesco ad inquadrare l’Avezzano, lo ammetto, non so dove possa arrivare. Mi auguro che l’Angolana possa arrivare il più in alto possibile. La squadra è ben attrezzata, ne avevo già parlato con la società. La ciliegina sulla torta è Miani, che fa la differenza senza dubbio, con l’aggiunta dell’esperienza di Mucciante. La sorpresa più grande è Il Delfino Flacco Porto. Conosco mister Bonati, so le potenzialità dell’ambiente che sfrutta a pieno il fortino creato al San Marco, secondo me ora possono restare nei piani alti».

Ripartenza

«Domanda difficilissima. Mi auguro che si possa ripartire presto, il calcio è uno sport trainante in tutte le categorie, un po’ come NBA e NFL in America. La svolta, non nascondiamolo, sarà quella dei vaccini. C’è un bacino di utenza gigantesco tra prime squadre e giovanili. L’Eccellenza è molto seguita in Abruzzo, ripartire significherebbe moltissimo, dopo un 2020 decisamente da dimenticare. Gli eventi hanno segnato soprattutto i più giovani, che fanno fatica in questo periodo e che sono limitati in tutte le cose della quotidianità. Preferirei ripartire a febbraio/marzo con la consapevolezza di essere al sicuro e di poter portare al termine il campionato piuttosto che riprendere subito e con un rischio elevato. Le squadre devono comunque essere messe nelle condizioni di fare una nuova preparazione».

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