Abruzzo Calcio Dilettanti torna indietro nel tempo e ripercorre le grandi tappe della storia del calcio abruzzese. Salto al 2011/2012, quando nel girone A di Promozione la differenza la fece il Civitella Roveto. Un traguardo storico per la squadra allora allenata da Fabio Iodice, con in rosa elementi quali Mateus Dos Santos, Giuseppe Catalli, Alberto Di Girolamo, Massimiliano Tuzi, Valerio Di Pasquale, Gaston Pisani e non solo.

78 punti in 34 giornate, con appena 4 sconfitte e con il miglior attacco del raggruppamento (67 gol segnati). 10 i punti di vantaggio, a fine anno, sulla diretta inseguitrice Torrese e ben 17 sull’Avezzano, la più blasonata ai nastri di partenza. Sui titoli di coda della stagione, anche l’1-0 sull’Altinrocca in Coppa Mancini, a sugellare una annata memorabile.

A parlarne, ai microfoni di ACD, Roberto Ruscitti, giocatore e uno dei simboli di quel Civitella Roveto. 

«Se ripenso a quella squadra e quell’annata, dico che è stato un cammino sempre più sorprendente. Sapevamo di essere un’ottima squadra dall’inizio, ma non ci aspettavamo di poter arrivare a quel livello e a quel traguardo in quel modo. Stavamo tutti bene come gruppo, ci siamo divertiti e tolti una grande soddisfazione. Per me è stata tra le migliori stagioni in assoluto, una di quelle che ricorderò per sempre».

Alta competitività

«Quello era un girone particolare. C’era l’Avezzano che, agli occhi di tutti, era la candidata numero uno al successo finale, poi c’erano altre squadre molto attrezzate, penso alla Torrese che arrivò seconda, penso al Real Scerne, al Tossicia e tutte le altre. C’era un gran numero di squadre del territorio marsicano, perciò era tutto molto più sentito per noi. Ricordo che c’erano l’Avezzano, il Paterno, il Luco e la Jaguar, il livello era indubbiamente elevato, sì a livello tecnico ma soprattutto mentale».

La vicinanza della società

«Il club si faceva sempre sentire ed eravamo davvero fortunati perché non ci mancava mai nulla, mai. Ricordo che anche quando ci fu quell’abbondante nevicata, la dirigenza si adoperò perché potessimo allenarci in qualche modo e affittò dei campi da calcetto pur di far mantenere alta l’asticella e farci lavorare. Poi c’era passione, una componente da non dimenticare mai».

La mano del mister

«Fabio Iodice diede una impronta netta alla squadra. Portò entusiasmo, ci dava attenzione. Lui nella Marsica aveva già avuto qualche esperienza rilevante. Lui aveva un metodo di allenamento moderno, diverso per noi che eravamo abituati ad altro. Portò una freschezza nel gioco che fece la differenza. Si era circondato di uno staff competente, e non poco, con un gran lavoro atletico e tecnico».

Organico forte

«Eravamo una grandissima squadra, partendo dal portiere Mario Di Girolamo, che conoscevamo già e che per noi era una garanzia, arrivando fino a Dos Santos che lì davanti faceva la differenza. Sapevamo che quest’ultimo aveva doti non da tutti, si vedeva chiaramente che sarebbe arrivato lontano, non erano quelle le sue categorie. Per arrivare poi a Pisani, che veniva da categorie superiori e che era un traino dentro e fuori dal campo. Senza dimenticare un promettente Giuseppe Catalli, che sappiamo bene quanta strada ha fatto poi, e la difesa di peso e il mix tra giovani ed esperti che avevamo in rosa. C’era gente che aveva fame, che voleva dimostrare e imparare al contempo. Ci allenavamo 4 volte a settimane e si curava un po’ tutto, insomma, meritammo per traguardo».

Il successo nel derby con l’Avezzano

«Loro erano davvero forti, avevano blasone e non solo. Prima li incontrammo in Coppa Italia e vincemmo, poi replicammo col 2-0 interno in campionato. Diciamo che fu un successo significativo non solo perché arrivato contro una squadra così forte, ma soprattutto perché ci fece capire il nostro reale potenziale».

Il 2-1 sulla Torrese nello scontro diretto

«Era lo scontro tra le prime due. Rappresentò un crocevia fondamentale, noi andammo in vantaggio e fummo ripresi nel secondo tempo, poi però la spuntammo dimostrando di poter volare verso il salto di categoria. Fu lì che capimmo che poteva essere il nostro anno».

L’exploit in Coppa Mancini

«Ci ritrovammo a giocare con l’Altinrocca, vincitrice nell’alto girone. Noi avevamo un po’ staccato la spina da qualche settimana, avendo messo al sicuro il successo in largo anticipo. Fu una partita strana, ma nonostante tutto avemmo tante occasioni e riuscimmo a prevalere. Fu la ciliegina sulla torta di una grande annata».

Nicolas Maranca

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