Abruzzo Calcio Dilettanti torna indietro nel tempo e riscopre i grandi momenti vissuti dalle squadre della Regione in passato. Una rubrica che parte dalla stagione 2004-2005 e da uno dei gironi di Eccellenza più avvincenti della storia del dilettantismo. Il 24 aprile 2005, dopo 36 anni di attesa, la Renato Curi Angolana strappava nuovamente il pass per la Serie D rimontando di settimana in settimana il gap accumulato a discapito dell’Atessa, superata all’ultima giornata.

Dati indelebili

In un girone ricco di realtà storiche quali Montesilvano, Santegidiese, Hatria e Lauretum, tra le altre, l’Angolana chiuse con 71 punti in 34 incontri, appena una lunghezza di margine sull’Atessa. A trascinare il club del Patron Giuseppe De Cecco e del Presidente Roberto Giammarino, l’attacco più prolifico del girone, autore di ben 56 reti, di cui 20 portavano la firma di Tiziano D’Isidoro. Maggior numero di vittorie, 21, a mettere da parte i 5 ko trovati lungo il percorso. Quello che nessuno dimenticherà mai, però, è il derby contro il Penne del 24 aprile in scena al “Petruzzi”. Biancorossi che sbloccano con Parmigiani poco dopo la mezz’ora, rischiando di rovinare la festa nerazzurra. Subito dopo, però, la solita zampata di D’Isidoro rimette le cose in chiaro. Un palo vestino ed una traversa di Paolo Rachini per i locali fanno da preludio ad un finale che nemmeno il miglior regista avrebbe potuto realizzare. Lo stesso centrocampista incorna per il 2-1, mentre le parate di Bifulco mantengono in vantaggio gli angolani. Al triplice fischio, minuti di attesa per conoscere l’esito di Francavilla – Atessa. Poi la Serie D, con il pari certificato al “Valle Anzuca”, è diventata realtà per una Renato Curi Angolana rimasta nella storia.

Un’annata ripercorsa dalle parole di Paolo Rachini, affermato centrocampista ex Salernitana che dopo quel campionato sarebbe presto tornato al “Petruzzi” da allenatore lasciando ancora una volta una impronta indelebile.

Livello senza eguali

«Era una Eccellenza di alto livello, non credo si possa nascondere. Se vogliamo fare degli esempi, lo stesso Penne, imbottito di argentini, era davvero forte. Per non parlare di Francavilla ed Atessa, ovviamente, senza dimenticare Notaresco e Santegidiese. In quegli anni, le squadre investivano di più, il livello qualitativo si alzava automaticamente. Ogni domenica era davvero una insidia, qualunque avversario contava su elementi di un certo calibro. Diciamo che in quella Eccellenza c’erano molti nomi, mentre il tempo ha portato a dare sempre più spazio ai giovani ed alle promesse, in questo l’Angolana ha saputo e sa ancora essere non abile, ma molto di più. A questa realtà sarò legato per sempre per quello che mi ha trasmesso».

Un’Angolana da sogno

«Eravamo davvero una grande squadra. La società aveva lavorato accuratamente per creare la giusta amalgama tra giovani e giocatori più esperti, dando vita ad una rosa fortissima. Avemmo una partenza un po’ a rilento, ma serviva del tempo per carburare. La cosa che ci diede spinta fu il trovare risultati positivi in serie (striscia record di 5 vittorie consecutive, ndr), poi sapevamo quali mezzi avevamo dalla nostra. C’erano giovani di valore, che si univano a talenti già affermati. La nostra rimonta sarà sempre un esempio di perseveranza».

Mister Attilio Piccioni

«Il suo predecessore, Ciarrocchi, era all’altezza della situazione. Però fu sfortunato a trovarsi in quel momento in cui i risultati non arrivavano ancora. La società fece una scelta, poi ripagata, chiamando un tecnico legato a Città Sant’Angelo. Piccioni, oltre ad essere preparato, poteva contare sulla sua esperienza e ci trasmise tutto ciò che poteva. Si creò un vero e proprio gruppo unico. Lui era silenzioso e ci dava serenità e tranquillità, poi eravamo noi a dover scatenarci in campo e fare la differenza».

Un memorabile duello

«L’Atessa era un avversario ostico. I rossoblù avevano dei giocatori forti, ma soprattutto sono stati molto continui. Alla lunga, noi fummo bravi a crederci sempre fino alla fine e recuperammo uno svantaggio non semplice da colmare. Quell’Angolana fu brava a sfruttare i momenti chiave». 

24 aprile

«Credo sia impossibile dimenticare quel giorno. Arrivavamo a giocare contro un forte Penne sapendo di non poter sbagliare, soprattutto perché dipendeva tutto anche dall’Atessa, che era prima in classifica. Noi volevamo crederci, ma iniziò male perché andammo sotto. Subito la riprendemmo e iniziammo a macinare. Alla fine, arrivò quel gol che ci ripagava di tutti gli sforzi. Ma non era finita lì, dopo il fischio finale sapevamo che una eventuale vittoria dell’Atessa avrebbe vanificato tutto, l’Angolana veniva dalla beffa di un anno prima nel duello con il Guardiagrele, non volevamo aggiungerne un’altra. Le notizie che ci arrivavano, però, fecero esplodere una festa incredibile, in quei momenti abbiamo preso coscienza di aver fatto qualcosa di storico. Eravamo felici, soprattutto, di aver ripagato gli sforzi della società, che ci teneva particolarmente al risultato».

Un legame unico

«Io ho vinto 5 campionati e ogni successo dà sempre la stessa soddisfazione. Quando sei lassù, è sempre bello. Avevo deciso di riavvicinarmi a casa giocando con la Renato Curi, a 35 anni. Centrare la Serie D, quell’anno, ha rappresentato la ciliegina sulla torta. Lì poi si è costruito un legame forte, mi trovai benissimo e quando fui chiamato ad allenare non potevo dire di no. Il progetto dell’Angolana è un grande stimolo se sei uno a cui piace lavorare con i giovani e credo che quello che mi ha dato questa piazza lo avrò a cuore sempre».

L’aneddoto

«Non posso non ricordare la partita di Pianella. La società si aspettava molto da noi, tutti sapevano che vincere lì poteva darci la spinta per crederci fino in fondo. Però andammo sotto di due gol, era un grande peso per il nostro morale ed al contempo avvertivamo il malumore proveniente dagli spalti. Allora all’intervallo dissi ai miei compagni che eravamo tenuti a crederci fino in fondo, nel calcio le partite non durano 45 minuti, ma 90, e fino al triplice fischio può sempre accadere di tutto. Infatti, vincemmo. Non esagero se dico che fu la partita decisiva per la nostra promozione in Serie D».

Nicolas Maranca

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