ACD torna a sfogliare l’album dei ricordi e fa un salto alla stagione 2005/2006. Una delle tappe più significative per il movimento regionale è rappresentata dall’escalation della Val Di Sangro, che centrò il salto dalla D alla C2 con alla guida il compianto Vincenzo Cosco.

Nel girone F interregionale, i sangrini chiusero con 74 punti, frutto di 21 vittorie, 11 pareggi e appena 2 sconfitte, con miglior attacco e miglior difesa del campionato (61 gol fatti e 21 subiti). Tanti i protagonisti di quella promozione, ottenuta con 16 punti di vantaggio sul Celano, secondo: da Nunzio Pagano a Gennaro Esposito, da Lemme a Rossetti, passando per Giovanni Esposito, Rinaldi e non solo. Data simbolo è il 25 marzo, quando la Val Di Sangro sconfisse 1-0 l’Angolana con la firma di Pagano e la più grande festa del club di casa al “Montemarcone”.

A raccontare quella annata, proprio Nunzio Pagano, bomber mai dimenticato in casa sangrina.

Ricordi lieti

«Se ripenso a quell’anno, mi viene in mente che ogni istante era una festa. Anche perché eravamo una squadra che si divertiva, provavamo e riprovavamo tanti schemi, tante cose, innovandoci sempre. Tutta la settimana, dal lunedì, si creava l’atmosfera di attesa per la partita della domenica successiva, eravamo al centro dell’attenzione. Io arrivai in sede di ritiro provando una decina di giorni prima della firma sul contratto. Appena vidi la squadra, capii che avremmo vinto il campionato e, grazie a mia moglie, scelsi di restare alla Val Di Sangro».

Forza e unità

«Eravamo una squadra forte a livello tecnico-tattico, ma soprattutto ci rivelammo uniti e compatti come gruppo, come famiglia. I più giovani sono ancora a stretto contatto mentre noi tutti siamo sempre vicini a prescindere da dove ci troviamo, ci sentiamo quasi ogni giorno ed è bello non aver perso questo legame».

Consapevolezza

«Il momento chiave? La terza vittoria consecutiva ci diede una gran consapevolezza della nostra forza. Da lì, ogni domenica sapevamo quel che avremmo potuto fare con i nostri mezzi. Senza dimenticare che quella Serie D aveva un livello altissimo, ricordo che venivano tanti campioni da categorie superiori a giocarci. Poi anche noi avevamo una rosa pazzesca, oggi si vive tutto un altro tipo di calcio, forse anche per le difficoltà economiche. Sembra che parliamo di 30 anni fa, invece a livello temporale la distanza non è così grande. C’è stato un calo incredibile».

Società e squadra, squadra e società

«Noi giocatori volevamo fare il nostro fino in fondo, ci sentivamo tutti professionisti e tenevamo ad avere un atteggiamento professionale. La società, secondo me, sarebbe stata anche in grado di fare di più anche in C. Essendo la prima volta si è cercato di cambiare per migliorare, però poi, quando sono tornato io nel gennaio successivo e insieme a me anche altri, si è capito realmente il valore della rosa che eravamo, dai playout risalimmo rapidamente».

Più di un allenatore

«Parlare solo del Cosco allenatore non sarebbe giusto. Lui era una grandissima persona, quando penso che non c’è più mi viene una certa malinconia, purtroppo la vita con lui si è rivelata crudele. In terra sangrina da anni si attendeva quel risultato e lui fu l’artefice di tutto, sotto tutti i punti di vista. Non eravamo un gruppo facile da gestire, eppure lui ci riuscì, umanamente e calcisticamente».

Momenti indimenticabili

«Io ero un ex giocatore dell’Albalonga, da cui andai via tempo prima perché erano venuti meno alcuni accordi stretti con la società. Il destino volle che loro vennero a giocare in casa nostra e vincemmo 4-0, fu una soddisfazione grandissima. Nelle due domeniche precedenti io non giocai perché squalificato, quella giornata mi ripresi tutto segnando tutti e 4 i gol sangrini. Fu una immensa gioia».

Un punto di riferimento

«Chiaramente il calcio abruzzese fa riferimento alle sue squadre principali a livello storico, penso a Lanciano, Pescara, Teramo e così via. Però noi realizzammo qualcosa di indimenticabile per l’intero movimento, avere la Val Di Sangro in C2 ha rappresentato molto, ha fatto brillare ancor di più lo sport regionale».

Il rapporto con la piazza

«Quello che si instaurò con i tifosi fu un rapporto particolare, sia come squadra e sia personalmente. Tutt’ora sento qualcuno di loro, ci confrontiamo, ricordiamo quei momenti. La cosa bella era l’attenzione che ci veniva riservata, la piazza dimostrò una maturità degna davvero della Serie C, per passione e dedizione. Questo è uno dei fattori che mi porta a dire che se ce ne fosse l’occasione tornerei subito alla Val Di Sangro un domani».

Nicolas Maranca

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