Il calcio, a Morro D’Oro, è di casa. Una realtà che ha vissuto annate indimenticabili, non solo tra i dilettanti, ma anche in C2. A contraddistinguere la piazza teramana, è soprattutto il tifo, con una passione sfrenata e da tutti invidiata. Amarcord torna indietro nel tempo alla stagione 1999/2000, nel campionato di Eccellenza.

Era la squadra del Presidente Cesare Di Nicola e di mister Rinaldo Cifaldi, era la squadra dei vari Ruscioli, Marchegiani, Marcello, Celi, Tritella, Carlo D’Ugo, D’Ambrosio, Nocelli, D’Eugenio e non solo. 69 i punti raccolti a fine anno contro i 64 del Celano, con ben 20 vittorie in 34 giornate, 50 gol segnati e 28 subiti. Dall’alba della stagione, con i successi nei derby con Castelnuovo e Rosetana, all’epilogo vincente contro il Montorio, passando per successi pesanti come quello con il Notaresco.

Proprio il derby di ritorno, vinto con un gol di Casolani, ha messo al centro della scena il portiere Nicola Damiani, chiamato a sostituire lo squalificato Marcello, e protagonista con un penalty parato. A ricordare quella annata è l’estremo difensore, oggi dirigente della  squadra giovanile della Valle Del Vomano.

Un anno da sogno

«La prima cosa che penso ricordando quella squadra è la compattezza e la forza del gruppo. Erano anni che il Morro D’Oro provava a vincere, ma non so in quanti avrebbero puntato su quella promozione. Dopo 5 anni di Eccellenza, fu allestita una squadra giovane e a gennaio, a coronare un cammino sempre più interessante, fu fatto un mercato invernale mirato ed efficace, con elementi quali Marchegiani, Casimirri ed un giovane ed intraprendente Ruscioli. Intra nos, ci credevamo da sempre, fin dal primo momento della preparazione. Il Celano ci diede filo da torcere, era una corazzata. La battaglia fu fino in fondo, fino allo scontro diretto in casa».

Vincere il derby da protagonista

«Il derby è sempre il derby. Tra Morro D’Oro e Notaresco non è una rivalità qualsiasi, quella gara resterà negli annali. Nel turno precedente, arrivò una ammonizione per Loris Marcello e fu squalificato. Sapevamo che nel derby sarebbe quindi toccato a me. Volevamo riscattare il ko dell’andata. Essere stato protagonista, parando quel rigore e non solo, rappresenta una delle più grandi emozioni di quell’anno e della mia carriera. Soprattutto perché ho potuto dare una grande gioia alla squadra e ai tifosi, sono cose che restano. Ho sempre vissuto Morro in seconda fascia, non ho mai preteso e ho sempre voluto giocare per il mio paese, per la mia gente, senza chiedere mai di essere titolare, ma mettendomi a disposizione. E quella domenica mi ha ripagato. Una stagione che mi porterò dietro per tutta la vita anche dal punto di vista umano, perché quell’anno persi mio padre, a giugno. E ho ancora davanti la sua esultanza in tribuna in quel derby».

Tappe successive

«Dopo quella partita, ci fu la sfida con il Luco e non fu una brillante prestazione. Poi ricordo bene la vittoria contro il Mosciano, che in quegli anni costruiva squadre veramente forti ed era sempre un avversario difficile da affrontare. Da lì si apri un ciclo di vittorie che ci condusse al trionfo finale. A 4 giornate dalla fine, giocammo e vincemmo 2-0 un incredibile scontro diretto con il Celano e capimmo davvero di potercela fare. Anche la sfida di Nereto, con loro che dovevano necessariamente prendere i 3 punti per salvarsi, non fu facile».

3 maggio 2000: è Serie D

«Era un turno infrasettimanale e non ce lo dimenticheremo mai e poi mai. Arrivava un sogno, che noi trasformammo in realtà. Più che la partita, è bello ricordare quel che accadde al triplice fischio. Fu una festa unica, in campo ci furono tantissime emozioni messe insieme, a testimonianza di una promozione che, in una piazza così, non poteva essere come tutte le altre. Eppure, non sapevamo che era solo l’inizio di una ascesa che ci avrebbe presto portati anche in Serie C».

L’apporto dell’allenatore

«Mister Cifaldi è una persona eccezionale, non lo dico solo io. Noi ci siamo sempre messi a disposizione di un vero uomo di calcio, che dimostrava una indiscutibile conoscenza tecnico-tattica. Lui, però, si distingueva soprattutto per la pacatezza nei modi e per saper dare tranquillità non solo alla squadra, ma all’intera piazza. Ricordo in particolare la calma con cui lui affrontò la settimana del derby, sapeva dare alla squadra sempre i giusti ingredienti. A ciò si unì l’apporto di elementi esperti quali Casimirri e Marchegiani, con i vari Nocelli, Di Serafino e altri che tenevano alto il livello e la concentrazione».

Calcio teramano protagonista

«Ogni domenica era un derby. Rosetana, Montorio, Santegidiese e così via, si giocava in impianti sempre sold out. Ogni derby era una festa, nel vero senso della parola. Ho sempre pensato che la provincia di Teramo abbia avuto campionati più duri e organizzati a differenza delle altre zone. Ricordo quando giocavo nel Pineto e finimmo nel girone pescarese, era una cosa diversa rispetto a quello cui eravamo abituati qui. Eravamo sempre più attrezzati, ma anche oggi non c’è stato tutto questo cambiamento nel divario tra le squadre».

Livello altissimo

«Era una Eccellenza fatta di squadre forti e ben attrezzate. Il Celano era in una fase di ascesa, con nomi altisonanti e con una piazza molto calorosa. Il Notaresco aveva una certa tradizione e aveva dalla sua un organico importante, così come il Casoli ed il Penne. Sono state tante battaglie, combattute fino in fondo. Era il calcio di strada, notevolmente diverso da quello odierno. I ragazzi oggi si esprimono a fatica in campo, l’Eccellenza odierna non è paragonabile a quella. Mancano quei giocatori nati per strada e poi esplosi facendo grandi carriere. Noi non avevamo distrazioni quali possono essere tv, smartphone e così via e vivevamo la quotidianità calcistica con più passione. Nel corso degli anni, ci sono stati molti fattori che hanno segnato il percorso evolutivo di questo sport».

Il calcio a Morro D’Oro

«Il calcio, qui, è religione, è quotidianità, è al centro di ogni discorso. La TBR ha sempre seguito questi colori, dalla Terza Categoria alle alte competizioni dilettantistiche e non solo, portando allo stadio sempre un numero elevato di spettatori senza mai, e dico mai, far mancare il sostegno al Morro D’Oro. La tifoseria non ha mai mollato e a loro, che tutt’oggi supportano questa realtà, vanno fatti i complimenti. Chiaramente, con il tempo, ovunque è sceso il calore della gente, ma Morro D’Oro ha qualcosa di particolare che la contraddistingue».

Dirigenze che fanno la differenza

«Ho visto molte dirigenze passionali. A Morro D’Oro ce ne sono sempre state, anche negli ultimi anni. Se senti davvero i colori addosso, fai bene il tuo lavoro a prescindere. La passione è sempre al centro di tutto. Quell’anno era uno degli ultimi capitoli della presidenza della famiglia Di Nicola e ricordo con affetto il legame che si era instaurato tra la società e il gruppo. C’era un clima come quello di una famiglia, anche perché i dirigenti vivevano la quotidianità del paese e la trasmettevano a noi giocatori, presenziando sempre in massa agli allenamenti. Si viveva di calcio, con solidità e voglia di arrivare lontano. Non ci hanno mai fatto mancare nulla, hanno creduto nel gruppo facendo anche qualche sforzo in più. Lieti di aver regalato questa favola a quella dirigenza».

Una nuova avventura

«La Valle del Vomano nasce come continuità del lavoro giovanile fatto negli anni e nei decenni precedenti dal Morro D’Oro e dal Castelnuovo Vomano. I nostri ragazzi hanno la possibilità di crescere vicino casa e poi andare a giocare nella squadra del proprio paese. Nessun obiettivo è loro precluso, si veda in quanti stanno giocando in Serie D e con i biancorossi in Promozione ad alto livello. Qui si crede molto nei giovani, far gruppo fin dalle piccole età è fondamentale».

[Foto copertina di Dimitri Houtteman da Unsplash]

Nicolas Maranca

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