Abruzzo Calcio Dilettanti torna indietro nel tempo e ripercorre i migliori momenti delle squadre abruzzesi del passato. Nel 2006/2007, fu sorprendente il ritmo imposto al campionato di Eccellenza dal Cologna Paese, che ribaltò tutti i pronostici centrando una storica promozione in Serie D e diventando la più piccola realtà a livello nazionale a disputare il massimo campionato dilettantistico. Annata che rispecchia la sua unicità nei numeri, con una squadra battuta solo una volta in 34 giornate. Era il Cologna di mister Fanì e di un gruppo di calciatori unico. Era la squadra che non conobbe passi falsi nel girone di ritorno. Era una macchina che ha raggiunto un traguardo irripetibile per una località come Cologna.

Oltre ogni record

Quell’Eccellenza presentava ai nastri di partenza, su tutte, Montorio, L’Aquila, Lauretum, Notaresco e San Nicolò e questo fa capire la portata del trionfo del Cologna Paese. In 34 giornate, arrivarono 18 vittorie, 15 pareggi ed un ko. Era la squadra dei vari Recchiuti, Di Biagio, Saccia, Palantrani, Di Nardo, Zenobi, D’Eugenio e non solo. I rosetani diedero un’impronta netta al loro percorso fin da subito, vincendo le prime sette partite a discapito di avversari quali L’Aquila (4-2), San Nicolò (1-0) e Miglianico (3-0). L’unico intoppo fu rappresentato dal 2-1 rimediato a Francavilla alla diciassettesima giornata, ma da lì in poi non arrivarono altri stop. Il Cologna chiuse con 62 gol segnati (seconda miglior squadra per reti all’attivo) e 23 subiti (miglior difesa). Alla fine, il salto in D arrivò con appena un punto di margine sul San Nicolò (69 a 68), che poi avrebbe accusato il colpo perdendo anche i playoff.

A raccontare quella cavalcata, è l’allora allenatore del Cologna Paese, Daniele Fanì. 

L’Eccellenza tra ieri e oggi

«Ho visto e vinto tanti campionati, la prossima sarà la mia trentesima stagione in attività. La qualità dei calciatori di allora era sicuramente più elevata e in ogni squadra si trovavano più elementi di spessore dal punto di vista tecnico-tattico. Non scopriamo l’ignoto se diciamo che oggi si fa un calcio più orientato sui giovani, basta anche vedere che è mutato il numero di fuori quota da inserire e che le rose attuali hanno una predominanza di volti freschi e che vogliono affermarsi. Certamente c’erano condizioni economiche differenti, prima si spendeva perché si poteva investire molto. Però va detto che il calcio attuale può essere più soddisfacente perché si portano avanti bei progetti giovanili, e abbiamo tanti esempi nel territorio regionale. Se oggi accade che un Simone Miani faccia la differenza in modo così netto, e parliamo di un signor giocatore che secondo me può togliersi ancora molte soddisfazioni, prima in ogni squadra ce n’erano due o tre o anche di più».

Le infinite emozioni

«Quando arrivano questi risultati, sono soddisfazioni che ti porti dietro per tutta la vita. Il Cologna partì con l’ambizione di fare i playoff, e poi ci ritrovammo a guardare tutti dall’alto. Fu una cavalcata strepitosa di cui fummo protagonisti dall’inizio alla fine. Non so quante altre volte sia accaduto che una squadra fosse prima dalla prima all’ultima giornata. Noi riuscimmo in questo e ricordare quelle 34 giornate mi riempie d’orgoglio, perché quella squadra era pronta al sacrificio, era un gruppo unico».

Il sogno del Cologna Paese

«Il segreto di quel successo è stato sicuramente l’alto valore tecnico-tattico a disposizione, ma poi anche il fatto che quella squadra ha saputo essere gruppo fin dal primo allenamento, il feeling era notevole. L’elemento che ci ha contraddistinti è stata l’umiltà. Un allenatore può solo essere soddisfatto ed orgoglioso di una squadra che sa di essere forte, ma non pensa mai di essere più forte dell’avversario. Le partite, quel Cologna, le affrontava una per volta senza mai peccare di superbia. Ricordo con sorriso e soddisfazione l’incredibile capacità dello staff tecnico, ma anche e soprattutto l’organizzazione e la serietà del Presidente, grande tifoso della sua squadra, e dell’intero gruppo societario. Si avvertiva la passione, la capacità e sentivamo di essere tutti uniti e sullo stesso piano».

Un’arma determinante

«Quell’anno ricordo che schieravo sempre il 4-2-3-1, con una sola punta a disposizione. In corso d’opera, nelle prime giornate, arrivò Claudio Saccia e diventò determinante segnando praticamente ogni volta che andava in campo ed è incredibile pensare che mai è stato titolare. Per far capire di che rosa parliamo, un atleta come D’Eugenio sedeva in panchina, ma anch’egli, quando è stato chiamato in causa, si è dimostrato fondamentale. L’entusiasmo non mancava, poi avere in rosa Recchiuti, Di Biagio, il sorprendente Di Nardo e tutti gli altri era il sogno di ogni allenatore. C’era professionalità, questo è certo».

Partite indimenticabili

«La partita vinta con il Montorio 3-2 al 93′ fu un segno del destino, come lo fu anche il pari in pieno recupero trovato a Notaresco. Entrambe le volte a segnare fu Saccia, manco a dirlo, e ricordo benissimo quel pallone su cui solo lui poteva crederci fino in fondo sul rilancio lungo di Recchiuti e finì con il gol. Al contempo, nelle menti di tutti resta quel 4-2 rifilato a L’Aquila, non capita tutti i giorni. Quella volta esplose il nostro Di Nardo, che si rivelò poi una freccia per le nostre ambizioni. Ancora oggi, ripensandoci, posso solo essere fiero di quei ragazzi e duella realtà».

[Foto di copertina di Dimitri Houtteman da Unsplash]

Nicolas Maranca

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