Amarcord torna indietro, questa settimana, alla stagione 2008/2009. Da tutti, verrà ricordato come l’anno delle grandi rinascite dalla Promozione. Nel girone A, il Real Teramo di Luciano Campitelli raggiunse ogni record possibile nell’inizio di una scalata che poi avrebbe portato i biancorossi ai vertici della Serie C. Nel girone B, dopo una retrocessione ed una stagione difficilissima, il Montesilvano fece la differenza e chiuse l’annata prendendosi primo posto e successiva Coppa Mancini (2-1 storico proprio sul Teramo).

I neroverdi cambiarono allenatore in corso d’opera, passando da Spadafora a Nocera, e conclusero con 85 punti, 85 gol fatti e 20 subiti, vincendo 26 partite su 36 e perdendone appena 3. Una delle squadre più forti, senza dubbio, viste nell’ultimo ventennio. Una rosa ampia e con elementi di valore, da Cocco a Gigi Potacqui, da Martinez a Di Mauro, passando per i vari Cecamore, capitan Carota, Barrero e non solo.

A rievocare quella esperienza, culminata col ritorno in Eccellenza, l’allora dirigente Nicola Zirpolo, un tuttofare dietro le quinte nonostante una giovanissima età, appena 19 anni, a disposizione del Presidente Di Meo con passione e professionalità.

Montesilvano e grandi ricordi

«Nel mio percorso nel calcio dilettantistico, ho avuto la fortuna di vincere due campionati di Promozione. Il primo fu quello di Montesilvano, quando avevo 19 anni, il secondo, più recente, a Sambuceto nel 2015. A distanza di anni posso dire che quella squadra era davvero un dream team, pensando anche al fatto che alcuni di quei giocatori ancora oggi fanno la differenza in queste categorie. Fu la mia prima stagione da dirigente e già dall’inizio avevo l’impressione di un organico forte. Il risultato finale ha avuto un significato particolare, perché cambiammo allenatore in corsa e perché fu un testa a testa fino all’ultima giornata. Quella squadra mi dava la sensazione continua di vincere sempre, mancava solo da decidere il risultato. Quel Montesilvano io lo porrei sul podio delle grandi squadre del dilettantismo abruzzese, senza ombra di dubbio».

L’inizio

«La stagione precedente, il Montesilvano era retrocesso con -1 punto in classifica in Eccellenza e c’era una gran voglia di rivalsa. La società precedente aveva lasciato l’ambiente in quella situazione, poi arrivò il Presidente Di Meo che pian piano rivoluzionò piani e strategie con nuovi e validi giocatori. Sicuramente passare dal perdere tutte le partite al vincerle poi tutte, o quasi, in Promozione, è stato un cambio di passo deciso e di rilievo».

Età media bassissima

«Eravamo tra le squadre più giovani dei due gironi di Promozione e anche a livello regionale in generale. Giocavamo praticamente con il doppio dei fuoriquota richiesti. Una squadra così si costruisce con le opportunità. Noi avevamo Barrero, ad esempio, che era un leader, un simbolo, oltre che un giocatore dalle doti indiscutibili, che era ventenne. Quella fu una svolta. Poi c’erano Stranieri, Fedele, Toscani e non solo. Avevamo attinto da giovanili importanti quali Pescara e Giulianova. Non giocava nessuno perché obbligati, ma perché meritavano, tutti. Faccio l’esempio della difesa, composta quasi interamente da giocatori under 19. Questo è il messaggio che tutti devono tenere a mente, se il giovane merita, gioca. Sono un amante delle dinamiche calcistiche passate, penso a quel Celano che vinse l’Eccellenza con Zanon fuoriquota. Ci sono ancora oggi giocatori fortissimi, che quando erano fuoriquota nel 2008-2009 facevano già la differenza».

Campionato di spessore

«Eravamo in un girone in cui Rosetana e Casalincontrada erano quotatissime per vincere. Contavano su organici di rilievo e su cui c’è poco da dire, erano davvero ben costruite come squadre. C’era il Pianella, che era tornato da poco in Promozione dopo l’esperienza in Eccellenza e aveva sempre un gruppo ben organizzato, c’era il Passo Cordone, altra compagine che si faceva valere. Senza dimenticare il Pratola, Scerni, Folgore, la Flacco Porto che era al primo anno dopo la fusione e che a sua volta era davvero forte».

Una macchina perfetta

«Segnammo e vincemmo molto grazie alla qualità dei nostri giocatori. Fino a dicembre noi potemmo contare su Danilo Aureli, che a mio avviso resta tra i più forti attaccanti conosciuti nel calcio abruzzese. Poi lui dovette tornare vicino casa, a Celano. Non solo lui, ma a metà stagione andò via Marinilli che da Montesilvano, in Promozione, fu chiamato in Serie D al Luco Canistro, ciò fa capire di cosa stiamo parlando. Poi a metà stagione ci ritrovammo in rosa Tommaso Assogna, reduce dal successo dell’anno prima in Promozione con il Pineto, dove passò Marco Coppa nello scambio, e che è un altro di quei volti storici del nostro calcio. Potevamo contare su capitan Carota, su Potacqui, che giocava da esterno sinistro, su Christian Cocco, che segnava gol su gol, Di Mauro, Segalotti e Cecamore, gli argentini Barrero e Martinez ma non solo loro. Parliamo di un gruppo che l’anno successivo arrivò secondo in Eccellenza a pochi punti dal Teramo, insomma, esperienze che ricorderemo a vita. Noi col Teramo vincemmo anche in casa 4-1 poi».

Cambio di allenatore

«Quella fu una situazione voluta dal caso. Avevamo iniziato con Spadafora, poi successe che arrivarono pareggi in serie, non sconfitte, senza più vincere, fino al 5-1 subito nello scontro diretto col Casalincontrada. Così decidemmo di prendere mister Nocera, che debuttò vincendo con lo Scerni subito, pareggiando col Pianella nell’infrasettimanale e vincendo tutte le gare rimaste. Il cambio portò effetto, ma secondo me avremmo vinto lo stesso per il livello dell’organico».

La partita chiave

«C’è una gara che ricordo più di tutte e che secondo me è stata quella che poi ha indirizzato la stagione. Alla vigilia dello scontro con la Rosetana, ci squalificarono il portiere Cecamore e dovette giocare un altro ragazzo al suo posto. Non era l’ideale lo scenario, visto che i teramani avevano in rosa gente come Collevecchio, Triboletti, Vettese e compagnia. Fu una partita incredibile, che riuscimmo a vincere all’ultimo secondo. Fu importante perché mancavano davvero poche gare alla fine, ci lanciò definitivamente, ci diede una carica talmente grande che alla penultima giornata vincemmo 7-1 con il Cupello».

Il giorno del trionfo

«Quella di Perano è una gara che ha lasciato emozioni infinite. Avevo un po’ di timore perché, se si fosse giocata in casa non avremmo avuto problemi. Giocare a Perano, contro una squadra ostica con giocatori cattivi, in un campo stretto e in terra, insomma, metteva agitazione. A fine primo tempo eravamo 0-0 e il Casalincontrada stava vincendo col Sambuceto, poi nel secondo tempo mettemmo la freccia con i gol di Carota, Marques e Potacqui. Che ricordi».

La finale di Coppa Mancini

«Quella partita rappresentò un’ulteriore tappa indimenticabile. Giocavamo contro il primo Teramo di Luciano Campitelli allenato da Valbruni. In settimana loro dissero di poter vincere senza problemi, questa cosa ci colpì e ci caricò. Andammo sotto con il loro gol segnato da Mario Orta, nella ripresa il mister fece alcuni cambi e la ribaltammo 2-1».

Da vittorie nascono legami

«Quell’anno si sono creati dei rapporti che perdurano ancora oggi e che mi hanno circondato di veri uomini e amici. In particolare, resta fortissimo il rapporto con Michele Cafarelli, come con Cocco, che sento spesso, con Assogna e tutti gli altri. La coesione di quel gruppo era data da molteplici fattori, sicuramente ha influito il vivere insieme per molti dei giocatori. Si viveva una quotidianità amichevole e piacevole».

Nicolas Maranca

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