Una cavalcata che resterà negli annali del calcio abruzzese. Amarcord torna alla stagione 2003/2004, quando in Eccellenza arrivò la storica cavalcata del Guardiagrele, capace di strappare il posto in Serie D alla Renato Curi Angolana dopo uno spareggio indimenticabile.

La squadra di Gedeone Primavera, presidentissimo e primo tifoso granata, era allenata da Donato Anzivino, che portò a compimento l’ennesimo grande risultato della sua carriera. In campo, elementi quali Bosco, Assetta, Giannico, Iezzi, Colanero, Adorante, Crognale, Sabatino, La Torre e non solo diedero vita ad una impresa, in un girone ferrato e molto combattuto. Il Guardiagrele chiuse a 62 punti, gli stessi dell’Angolana e uno in più del Pescina, con 33 gol fatti e 19 subiti. Poi lo spareggio con i nerazzurri, con una vittoria arrivata solo ai rigori come miglior epilogo di un indimenticabile duello.

A ripercorrere le tappe di quell’avventura, Ettore Giannico, attaccante e simbolo del calcio di Guardiagrele per diversi anni.

«Sono arrivato al Guardiagrele nel mese di dicembre, alla prima giornata di ritorno. Non ho giocato tantissimo, ma è rimasta una esperienza significativa. Ricordo ogni domenica, ogni giornata, con piacere. Il Guardiagrele non partiva con i favori del pronostico, ritrovarsi fino in fondo a battagliare con l’Angolana è stato incredibile e soprattutto perché loro erano certi, a 3 giornate dalla fine, di un successo che siamo riusciti a strappargli. Ricordo che si pensava tanto a cosa sarebbe successo in caso di arrivo a pari punti e grazie al nostro segretario, scoprimmo un cavillo nel regolamento che ci permetteva, eventualmente, di disputare uno spareggio. Erano giorni difficili da affrontare per tutti, perché si stava creando un precedente storico e noi ne fummo protagonisti. Poi le cose si sa come andarono, pareggiavamo col Casoli 1-1, entrai e segnai il gol che di fatto ci portò allo spareggio».

Partenza di una grande avventura

«Ricordo la prima gara, diciamo che non dimentico praticamente nulla della mia vita calcistica. Giocavamo a Montesilvano ed eravamo sul pari. Io stavo entrando, ma quando mi svestii mi ritrovai praticamente senza pantaloncini. Il mister non ci poteva e non ci voleva credere, sbraitava, era quasi disperato. Poi fu Adorante a darmi i suoi quando uscì. Così entrai a gara in corso, dopo pochi secondi presi la palla al vertice, mi girai al primo pallone toccato, la piazzai all’incrocio. Un gol pazzesco. Mister Anzivino e il Direttore D’Orazio corsero in campo e scivolarono l’uno sopra l’altro per la gioia, fu una scena pazzesca, credo sia il gol di quella stagione che ricordo maggiormente».  

Compagni di avventura

«Con la maggior parte dei ragazzi in rosa avevo già giocato, penso a Farina, Crognale, Cocco e non solo. Dico sinceramente che uno con cui mi sono trovato davvero molto bene è stato Paolo Assetta, con cui si instaurò un gran rapporto calcistico ed extracalcistico. Lui aveva fatto molta strada e secondo me meritava di arrivare più in alto, poi nel calcio nulla è certo, ma di lui ho sempre un gran ricordo. Non c’era un ragazzo da non menzionare, una rosa fantastica, soprattutto per lo spirito che si riuscì a creare, sempre uniti come una famiglia».

La mano di Anzivino

«Lui è stato il centro di tutto. Aveva una preparazione incredibile, personalmente ho sempre detto che avrei voluto essere allenato da lui quando avevo 15 anni, perché ti insegna tantissimo, sotto ogni punto di vista. Lui dava molto, calcisticamente, umanamente e con lui sono cresciuto tanto. Era un vero lusso per quelle categorie, poi il suo curriculum lo testimonia, davvero. Il fatto di giocare di meno non potrà mai influire sul mio giudizio, averlo avuto, per tutti i suoi giocatori, sono certo sia stato un onore».

Società di alto profilo

«Parlare di singoli sarebbe riduttivo, perché si creò un gruppo unico e compatto. Il Presidente Primavera era una persona splendida in tutti i suoi modi di fare, competente e appassionato davvero di calcio. Lui resterà uno degli ultimi esempi dei grandi Presidenti del passato, quelli calorosi, quelli tifosi davvero. C’era un gruppo dirigenziale molto preparato, ma soprattutto coeso, con abilità su tutti i fronti, non dimentico il DS Tonino D’Orazio, i vari Caramanico e Panaccio».

Livello elevato

«Sicuramente era un calcio diverso. C’era una disponibilità economica diversa, c’era un maggior investimento da parte dei presidenti e ciò portava giocatori di spessore in ogni formazione, dalla prima all’ultima. Ricordo il Francavilla con Massari, Contini, l’Alba Adriatica con Di Giuseppe, il Notaresco con Di Biagio. C’era il Lauretum con Castellano. C’erano grossi giocatori ovunque. La stessa Angolana aveva Di Matteo, Aureli, D’Onofrio, Cozzolino. Magari si può dire che chi non gioca più oggi parla senza sapere quelle che sono le forze in campo nelle ultime stagioni, ma a mio avviso quella Eccellenza non trova eguali oggi».

Il gol con il Casoli

«Ricordo bene tutti i miei 331 gol segnati in carriera. Quello fu davvero fondamentale se si considera cosa è accaduto dopo. Quella rete vale come una vittoria di campionato, perché senza di essa non possiamo sapere se il Guardiagrele sarebbe potuto arrivarci. Avevo amici che giocavano nel Pianella e mi raccontarono, in seguito, che quando l’Angolana vinse contro di loro, già festeggiava. Però la nostra partita non finì in contemporanea a quella, noi all’ultima azione segnammo e quel mio gol fu un qualcosa che faccio fatica a descrivere».

La gara delle gare

«Il Guardiagrele pochissime volte ha giocato per arrivare così in alto, ricordo che negli anni ’80 persero uno spareggio col Pineto. Andare in D in quel modo, in quello spareggio, fu pazzesco. Anche a livello di tifoseria si era creato un bel rapporto, a livello ambientale. Con l’Angolana fu un duello che andò ben oltre quella partita, la nostra rimonta finale resterà scritta per sempre nella storia. Quando arrivano certi risultati, è la miglior ricompensa. Poi quando sei del posto e vinci vicino casa tua, ti dà una gioia non indifferente. Da ragazzo ricordo, per averla vista dall’esterno, la promozione in D della Val Di Sangro, aver potuto ripercorrere quella strada anche da protagonista è stato esaltante. Posso dire che quando vinci, a prescindere da ogni categoria, hai dentro emozioni uniche. Auguro al Guardiagrele di poter tornare presto a quei livelli, anche se i tempi sono cambiati. Purtroppo oggi, nel calcio dilettantistico, ci si sposta verso altri interessi. Peccato, mi manca il calcio di una volta, quando la domenica era davvero santa. Mi manca quella concezione del calcio, di un qualcosa vissuto con intensità e passione e oggi non ci sono più dentro, mi dedico alla mia famiglia, ma è particolare il tutto, poi mai dire mai, ma preferisco vivere così, continuando comunque a fare ciò che mi piace, la mia attività non la considero un lavoro, ma una passione, come quando giocavo e allenavo».

Nicolas Maranca

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