Abruzzo Calcio Dilettanti ripercorre i grandi momenti del passato del calcio abruzzese. Una rubrica che questa volta non fa un viaggio temporale troppo impegnativo, ma riporta alla mente il più grande trionfo del campionato di Promozione a 18 squadre. Stagione 2010/2011, esattamente 10 annate sportive fa, quella del San Nicola Sulmona dei record nel girone B. La squadra allenata da Orazio Di Loreto strappò tutti i traguardi precedenti e, ancora oggi, non ha avuto eguali. Nessuno può dimenticare lo strapotere tecnico-tattico di un organico invidiato anche fuori regione e che, da lì a poco, avrebbe aperto un ciclo aureo dando agli ovidiani anche la Serie D in pochi anni.

Dati di una macchina perfetta

Era una corazzata, quel San Nicola, con elementi che ancora oggi fanno la differenza nelle più alte categorie dilettantistiche. La società mise insieme i pezzi di un puzzle più unico che raro, con una spinta offensiva da urlo, un centrocampo di estrema qualità ed una difesa imperforabile. A fine anno, i biancorossi si congedarono con 91 punti all’attivo, 85 gol segnati e 14 subiti, staccando di 5 lunghezze un’ottima antagonista quale fu il Vasto Marina. Un solo ko alle spalle, 29 vittorie e 4 pareggi. Trend eguagliato solo dal Teramo un paio di anni prima, ma con il girone a 19 squadre. Era un Sulmona compatto, sarebbe difficile per chiunque mettere insieme giocatori quali Alessandro Pendenza, Mateus Dos Santos, Luca Di Genova, Omar Valente, Dario Celli, Giuseppe Soria e Luca Campanile, passando per gli astri nascenti Alessandro Del Gizzi e Francesco Pizzola e non solo. Per finire, poi, con quell’Alfredo Meo che è diventato una istituzione per il calcio ovidiano e per l’intera città, con oltre 500 presenze all’attivo tra i pali. Sono passati quasi 10 anni da quella indimenticabile domenica in casa del Sambuceto, quando il 3-1 in rimonta firmato dalla doppietta di Pendenza e dal colpo di pregevole fattura di Di Genova lanciò in Eccellenza il San Nicola Sulmona. Ed è proprio il portiere classe 1975 a rievocare quella cavalcata.

Un legame indissolubile

«Sulmona ed il Sulmona per me sono tutto, c’è un legame fortissimo che va al di là di ogni possibile aspetto. In questa città ho potuto dire la mia da calciatore e sarò sempre grato per l’opportunità, ma poi è il posto dove sono nato e cresciuto e dove ho potuto costruire tutta la mia vita. Spesso si ricordano momenti particolari di una esperienza, io posso dire a cuore aperto che ogni singolo minuto con la maglia biancorossa addosso resterà per sempre indimenticabile».

Un campionato unico

«Quella Promozione era davvero impegnativa. Noi, con quella squadra, ci saremmo potuti giocare anche la D, cosa che poi è accaduta. Il Vasto Marina sapeva il fatto suo, era una macchina davvero ben costruita ed è stato un avversario difficile da ritrovare poi in avanti nei successivi anni. Il Penne era anche temibile, ma non solo. Non so se ci sarà mai un campionato simile, il livello tecnico era altissimo».

L’alba di un trionfo

«Direi il falso se negassi le aspettative di vittoria che tutti si erano costruiti, dalla società, a noi giocatori, passando per i tifosi e gli appassionati. Quella era una squadra fatta per vincere, non si discute, basta vedere l’organico. Vincere, però, non è mai facile e noi abbiamo dovuto costruirci le nostre fortune passo dopo passo, superando anche parecchie difficoltà. Il segreto? Il San Nicola Sulmona non era una squadra, era un gruppo di uomini. E da tali, andando ben oltre tutto ciò che accadeva al di fuori del rettangolo verde, tutti i giorni c’era chi veniva da Teramo, L’Aquila, Pescara, Vasto e così via per allenarsi e giocare. Questi eravamo noi, i record si raggiungono così».

L’organico dei sogni

«Il Potenziale era sicuramente alto, anche se all’epoca quei giocatori non avevano il blasone che ancora oggi stanno difendendo alla grande in campo ed anche in panchina, nelle più alte categorie regionali. Penso a bomber Pendenza, simbolo di dedizione e caparbietà, penso a Del Gizzi, che oggi è davvero un lusso per chiunque lo abbia in squadra. Ma poi non vanno dimenticati Dos Santos, che ben presto avrebbe fatto la differenza in D, De Angelis, Di Genova, Campanile e via via tutti gli altri. Il mister? Quando si va tutti in una direzione ben chiara, si costruisce un gruppo unico e ogni volta era splendido stare tutti insieme, lui riusciva ad essere padre e fratello di tutti».

L’aneddoto

«Non dimenticherò mai la gara di Montesilvano contro l’Acqua&Sapone. All’intervallo eravamo sotto 2-0, avevo discusso con un dirigente ed ero quasi rassegnato, sembrava davvero un incubo. In quei momenti capisci cosa significa essere una squadra, mi rimisi maglia e guanti e tornai in campo, alla fine vincemmo. Il merito fu di una squadra di uomini».

[Immagine di copertina di Dimitri Houtteman da Unsplash]

Nicolas Maranca

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