La notizia che ha sconvolto tutto il mondo non poteva essere tenuta in disparte. Un arresto cardiorespiratorio è stato fatale per Diego Armando Maradona, a 25 giorni di distanza dal suo sessantesimo compleanno.

L’uomo che ha fatto sognare un’intera generazione. L’uomo che, con il suo estro, la sua classe e la sua fantasia, ha scritto pagine memorabili della storia del calcio. E da, in primis, appassionati di fútbol (come chiamano in Sudamerica questo fantastico sport) abbiamo deciso di omaggiare il campione argentino.

Uno dei primi a salutarlo, con una frase che rispecchia lo stato di tutti gli appassionati, è stato Pedro Troglio, ex compagno di squadra di Maradona in Nazionale, che ha postato su Facebook: «Fa male l’anima». Perché è così, inutile negarlo. Diego Armando Maradona ha rappresentato il simbolo non di una squadra, non di una città, non di un Paese, bensì di tutta la storia del calcio. Genio indiscusso per il tocco palla, per la visione di gioco e per la rapidità dei movimenti che ha incantato una intera generazione di sportivi e continua a farlo con le successive. Indossare la maglia numero 10 ha sempre un certo fascino, ma quella di Maradona è unica. Ha portato in alto Argentinos Juniors e Boca in Patria. Ha iniziato ad incantare l’Europa al Barcellona, poi preso per mano il Napoli facendolo arrivare sulla bocca di tutti nel Mondo. Ha fatto la storia della Nazionale Argentina, diventandone un’icona.

Maradona e il Napoli: un legame indissolubile

El Pibe de Oro ha vinto trofei con il Boca Juniors e con il Barcellona, ma niente può essere paragonato a quanto fatto a Napoli e nel Napoli. Maradona e Napoli: un legame indissolubile. Era il 5 luglio del 1984 quando la stella argentina venne presentata allo Stadio San Paolo, davanti a più di 80mila persone. Nelle sette stagioni con la maglia azzurra, il fuoriclasse ha vinto due scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Ma non solo trofei. Maradona a Napoli ha creato qualcosa di incredibile, con un’intera generazione cresciuta ammirando le sue gesta. Lui stesso ha spiegato il rapporto con la città, rispondendo alla domanda “Che significa Napoli per te?” con «Napoli è casa mia».

Il Mondiale con l’Argentina

Impossibile non citare le pagine di storia scritte da Maradona con la Nazionale argentina nel Mondiale vinto nel 1986 in Messico. Quello sarà sempre ricordato come il Mondiale di Maradona. Il 10 albiceleste il 22 giugno dello stesso anno, nella semifinale giocata contro l’Inghilterra, diventa leggenda con due reti nel giro di tre minuti. La prima rete è la famosa “Mano de Dios”, con cui il fenomeno anticipa (con un tocco di mano) l’uscita del portiere inglese Shilton. Il secondo gol, invece, è quello che tutt’oggi viene considerato “il gol più bello del mondo”, con Maradona che parte da centrocampo, salta come birilli i giocatori inglesi e deposita la palla in rete. In finale contro la Germania Ovest, Diego si carica la squadra sulle spalle e conquista anche la Coppa del Mondo.

Diego Maradona lascia un vuoto nel calcio che difficilmente potrà essere colmato, perché lui era il calcio. Mai nessuno sarà come lui. Una delle sue tante citazioni recita: «Ho fatto quello che ho potuto. Non credo di essere andato così male». No, Diego non sei andato affatto male. Grazie di tutto.

[Foto di copertina di Jack Hunter da Unsplash]

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