La presenza e le parole di Massimiliano Allegri nella trasmissione di Sky Calcio Club, condotta da Fabio Caressa, non sono passate inosservate. Tanti i temi toccati dal tecnico nato a Livorno ma calcisticamente cresciuto soprattutto in Abruzzo, nel Pescara di Giovanni Galeone dal 1991 al 1993. L’ex allenatore della Juventus e del Milan, 6 volte campione d’Italia, ha parlato anche di come e dove dovrebbe cambiare e migliorare il calcio nazionale, ripartendo dalle giovanili. Riportiamo alcuni dei passaggi della lunga intervista del tecnico livornese.

Equilibrio

«Ho fatto un po’ di riflessioni, ho guardato un po’ di partite da quando sono fermo. In questo momento, nel calcio italiano credo ci si debba rimboccare un po’ tutti le maniche. In questo sport ci vuole equilibrio, ho avuto la fortuna di crescere con allenatori vecchio stile e secondo me non va né buttato quel che dicevano loro e né quello che emerge nel calcio di oggi. Quando sento parlare di gioco da dietro dico che va bene, ma ci vuole equilibrio e serietà».

Gioco, giocatori e allenatori

«Va rimesso al centro il giocatore e ci si deve lavorare. La tattica serve, nessun allenatore non organizza la squadra, però poi ci lamentiamo quando ci confrontiamo con un altro tipo di calcio e perdiamo. Bisogna ricominciare a lavorare nei settori giovanili, ripartendo dalla base, dalla tecnica e tattica individuale, dalla tecnica in velocità. I giocatori sono diventati uno strumento per dimostrare che gli allenatori sono bravi. L’allenatore è bravo quando vince, è bravo quando crea valore. Il calcio è fatto di gesti tecnici all’interno di un’organizzazione, ma non si può partire da una organizzazione senza gli interpreti giusti. Credo che bisogna ritornare all’abc del calcio, iniziando dal saper passare la palla. I passaggi non sono tutti uguali nel calcio, non è tutto uguale. Per giocar bene, servono 11 giocatori che si passano bene la palla, se ciò non accade allora è un problema. Abbiamo un po’ tralasciato l’aspetto tecnico, ma dovremmo essere un po’ più insegnanti, specie nei settori giovanili».

Allenare

«Fare l’allenatore è molto difficile, ma non si spiega il modo in cui farlo. Un tecnico fa un tipo di mestiere dal lunedì al sabato, poi la domenica è tutto diverso. La partita è tutto un insieme di cose, bisogna andare a gestire un imprevisto che può stravolgere i 90 minuti. Anche il modo di comunicare è fondamentale, dentro e fuori dal campo, parlare alla squadra, parlare al singolo giocatore, dargli o non dargli una punizione, non è mica scritto sui libri. Fondamentale è la gestione delle risorse umane, non mi sono mai opposto a chi voleva venire a vedere gli allenamenti. L’allenatore vive di sensazioni, quando sei in campo devi essere attento, concentrato».

Nicolas Maranca

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